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Questo è il primo fascicolo dei
quaderni di Storia e Ricerca del Lazio meridionale che verranno pubblicati a
cura della Pro Loco di Gavignano, con la collaborazione dei vari studiosi e
ricercatori locali. Si tratta di una iniziativa culturale che questa
Associazione persegue da diversi anni nella volontà di conservare il patrimonio
della nostra comunità e di divulgarlo. La nostra cucina costituisce un ottimo
viatico per i turisti che arrivano nei nostri paesi per visitare le molte opere d'arte e
conoscerne la storia. Se la fama della nostra tradizione gastronomica sia o meno
meritata, non spetta a noi dirlo. Possiamo però affermare senza tema di
smentita, che nel nostro paese la cucina famigliare è ancora abbastanza legata
alle consuetudini regionali ed al ritmo delle stagioni. Nelle nostre case
malgrado il lavoro, gli impegni e la fretta, si cucina ancora all'ombra delle
mamme e delle nonne. Questo piatto " i maccaruni"
è un piatto familiare, semplice, la cui ricetta si tramanda da madre in figlia
già dal lontano '500 qui a Gavignano, un tempo riservato ad occasioni speciali,
ora adatto a tutti. Questo fascicolo ci fa rivisitare il passato. Ma è
soprattutto uno scritto del futuro e sono immensamente grato a tutte le persone
del paese che hanno collaborato a questa XI Sagra.
Giuseppe Magnosi Presidente della Associazione Pro Loco
I maccaruni alla gavignanese
I "maccaruni alla gavignanese" o "maccaruni fini", possono essere classificati
come una delle più antiche ricette culinarie del Lazio meridionale. Le prime
notizie "documentate" sul famoso piatto gavignanese, risalgono infatti già alla
metà del '500. I "maccaruni alla gavignanese" si differenziano sostanzialmente
da tutti gli altri tipi di pasta, chiamati genericamente "maccheroni", non solo
per l'accurata lavorazione, ma soprattutto per il sottilissimo taglio eseguito
"rigorosamente" a mano. Gli ingredienti sono invece quelli comuni a tutti i tipi
di pasta fatta in casa: farina e uova, queste ultime calcolate nella misura di
"due uova per tre persone". La farina, disposta a forma circolare sulla
spianatora, grande tavola di legno utilizzata per stendere la pasta e la
polenta appena cotta, viene impastata insieme alle uova con un rapido movimento
della mano dall'alto verso il basso o poi lungamente ed energicamente
mmassata, fino a quando la pasta non presenta la "bolla", cioè pronta per
essere lavorata. Fatta riposare, la pasta viene "stesa" con jò ccannaturo
o mattarello, fino ad ottenere delle sottilissime sfoglie rotonde quasi
trasparenti, il cui diametro può variare da un minimo di 40 fino ad un massimo
di 60-70 centimetri. Le sfoglie, messe ad asciugare sopra panni di stoffa
sul tavolo o sulla mastra o madia (una volta anche sui letti) facendo ben
attenzione a non far inumidire la pasta, vengono arrotolate e tagliate sulla
spianatora o sulla vecchia pietra di marmo del tavolo da cucina, con un
apposito coltello a lama bassa, lungo e ben affilato, chiamato corteglio pé
gli maccaruni, fino ad ottenere dei sottilissimi fili di pasta la cui
larghezza non "deve" superare il millimetro. I maccaruni, presi
delicatamente dalla scifa con l'impiego delle due mani per non rompere i
sottili fili di pasta, vengono buttati nella cottorella,
recipiente di rame appeso ad un gancio posto all'interno del camino, per circa
due o tre minuti (giusto jò tempo pè revenì 'ncima) e cacciati con
la cucchiara degli maccaruni, scolapasta rotondo di rame con un
manico molto lungo e forato per facilitare la fuoriuscita dell'acqua (insieme
alla cucchiara viene impiegato anche jò furchettone, per agevolare
la presa dei maccaruni dalla cottorella). I maccaruni
vengono quindi girati e conditi sulla spianatora con un
abbondante sugo di carne ottenuto con il battuto, carne di castrato e
qualche salsiccia di maiale (solo in tempi più recenti il sugo viene preparato
di vitella o vitellone) e serviti con sopra un'abbondante rattata di
"pecorino" e ricagli di pollo. Oggi al posto della cottorella e
della spianatora, vengono utilizzati utensili moderni, ma la tecnica di
lavorazione è rimasta invariata. E' questa la peculiarità che fa dei "maccaruni"
il piatto più rappresentativo e il "principe della cucina gavignanese", molto
apprezzato dai numerosi intenditori e buongustai, che nei giorni immediatamente
precedenti la festa del santo patrono S. Rocco, affollano la "Sagra dei
maccaruni alla gavignanese"..
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