Flussi freddi, venti energetici e jets in oggetti stellari giovani. Prima parte Nel prossimo numero di Astroemagazine sara' pubblicata la seconda parte di questo interessante articolo. di Tony Scamato Premessa Lo studio dei fenomeni astrofisici ha riservato continuamente delle sorprese, soprattutto da quando la radioastronomia e i telescopi spaziali, hanno potuto sondare i misteri più lontani del nostro universo. Lo studio del cosmo ha seguito una strada molto tortuosa tralasciando, fino a qualche anno fa, di osservare e capire alcuni fenomeni, che interessano principalmente la nostra galassia. Infatti, gli astrofisici si sono interessati ai fenomeni extragalattici, cercando di capire l'evoluzione dell'universo fin dai primi istanti della sua vita, convinti che la struttura della nostra galassia fosse stata compresa dettagliatamente. L'astrofisica stellare ha prodotto così diversi modelli di evoluzione stellare che, in linea generale, producono risultati teorici in accordo con le osservazioni. Accettando, quindi, questi modelli, l'astrofisica extragalattica ha estrapolato i concetti studiando i fenomeni cosmologici in base ai risultati ottenuti su scala galattica. Considerando, però, che ciò che noi osserviamo è luce, la quale trasporta le informazioni relative all'oggetto da cui essa proviene, e siccome le galassie sono formate da stelle, che sono i principali oggetti che emettono e stimolano la materia ad emettere luce, quello che bisogna capire bene è come nascono le stelle all'interno di una galassia, definendone la struttura sia fisica che chimica. Negli ultimi 20 anni, l'astrofisica stellare ha prodotto notevoli sforzi per poter spiegare alcuni fenomeni che si sono presentati agli osservatori delle regioni di formazione stellare. Infatti, in queste regioni è stato scoperto un nuovo fenomeno, che fino al 1980 era stato osservato solo su scala extragalattica e sembra interessare diversi tipi di oggetti stellari. Si tratta dei getti stellari, cioè emissione di materia a velocità elevata di forma geometrica bipolare molto collimata da assomigliare ai getti delle galassie attive. Da quando furono fatte le prime scoperte, sono stati proposti diversi modelli, e molti autori hanno fatto una lunga serie di osservazioni per cercare di capire il fenomeno. I passi più importanti sono stati fatti a seguito delle osservazioni dell' HST, ma l'origine dei getti molecolari non è ancora ben chiara anche se i modelli proposti sono in buon accordo con le osservazioni. Purtroppo, un modello che spieghi tutto ciò che si osserva non è stato ancora proposto ed in particolare non si riesce a spiegare il processo fisico che riesce a collimare i flussi di materia su grande scala. Perdita di massa delle stelle di pre-sequenza principale Le osservazioni fatte nel 1983 da MUNDT & FRIEND di oggetti galattici stellari nella fase di pre-sequenza principale, hanno mostrato che queste stelle perdono massa sotto forma di getti bipolari. Un modello grafico che descrive molto bene la formazione di una stella è stato. Il modello proposto da Snell e altri, lo si può osservare nella figura. E' quindi molto importante conoscere le condizioni fisiche e chimiche durante la prima fase dell'evoluzione stellare per poter intuire qual' è il meccanismo che determina la formazione dei getti stellari. Infatti, queste stelle di pre-sequenza, cioè nella loro prima fase della vita, sono instabili e cercano di raggiungere l'equilibrio termodinamico, cioè la sequenza principale dove vivono <> per un tempo che dipende dalla loro massa. Infatti, la luminosità di una stella è proporzionale ad una potenza della massa secondo la relazione L~M^1,73. Perciò, più grande è la massa della stella, maggiore è la luminosità, cioè l'energia emessa per unità di tempo nella banda visibile dello spettro elettromagnetico (3600> a collassare sotto la forza della loro gravità, in seguito ad una instabilità che si crea all'interno della nube. JEANS h a calcolato che una distribuzione di gas di densità r in cui si propagano delle onde di perturbazione (cioè variazioni spaziali e temporali di densità) con una certa lunghezza d'onda l, tenderà ad <> le onde se la sua massa è maggiore di una massa critica Mj detta massa di JEANS, cioè se la lunghezza d'onda l delle onde è maggiore di lj che è la lunghezza d'onda di JEANS. Calcolo della massa e della lunghezza d'onda di JEANS Per il calcolo della massa di JEANS di una nube di gas, si parte dal presupposto che se non sono presenti effetti gravitazionali dovuti alla presenza di masse esterne e/o interne alla distribuzione di gas, il problema si riduce ad analizzare la velocità del suono nel sistema. Si può dimostrare che, se si considera la variazione del potenziale gravitazionale dovuta alla fluttuazione di densità dr, la velocità di propagazione dell'onda di densità dipende dal numero d'onda K ed è immaginaria per ogni numero d'onda K 10000 °K). In queste condizioni si ha emissione di fotoni ultravioletti ad una lunghezza d'onda di 912 Å. A questa lunghezza d'onda corrisponde un'energia per i fotoni che è superiore a 13.6 eV (elettronvolt) che è l'energia di prima ionizzazione dell'atomo di idrogeno. L'emissioni da queste regioni è stata osservata a diverse lunghezze d'onda che includono le righe di BALMER, il continuo di BALMER, l'emissione nel continuo, l'infrarosso, le radio frequenze comprese quelle dovute alla ricombinazione dell'atomo di idrogeno. Le regioni HII sono molto frequenti intorno alle stelle di tipo OI (O primo), essendo molto luminose nell'ultravioletto. Poiché le stelle di tipo OI sono di recente formazione, la regione che le avvolge contiene sia idrogeno neutro e ionizzato che polvere e molecole tipo CO, NH3, che costituivano la nube che ha dato origine alla stella. Come abbiamo già detto, la polvere è formata da grani che hanno dimensioni di circa 10^-4 cm. Questi grani assorbono e diffondono la radiazione a tutte le lunghezze d'onda. Ne consegue che il <> delle stelle viene alterato. E' lo stesso fenomeno per cui il Sole quando si trova all'orizzonte esso diventa rosso. Le radiazioni emesse attraverso i processi qui analizzati producono importanti informazioni sul tipo di stella che riscalda e ionizza le nubi interstellari. Per quanto riguarda l'interazione tra il vento stellare e il materiale circostante alla stella, la sua <> può essere rilevata in diversi modi. Già nel 1985 LADA ha effettuato delle osservazioni che hanno mostrato che le stelle giovani sono circondate da un disco di accrescimento che sta vicino alla stella entro i 10^13 cm. Recentemente il telescopio spaziale Hubble ha potuto fotografare questi dischi di accrescimento. L'origine di questo disco può essere spiegata come segue. La nube che ha dato origine alla protostella può essere pensata come uno sferoide in rotazione. Se lo sferoide collassa ed è in rotazione uniforme, esso si appiattisce poiché la velocità di rotazione aumenta, per la conservazione del momento angolare. Quando la protostella è calda e possiede un'alta luminosità, intorno ad essa si è formato un disco << piatto>> che le ruota attorno con velocità differenziale cioè che aumenta andando verso il centro.Questo disco continuando a collassare (a simmetria cilindrica) fa cadere massa sulla stella, per questo è detto disco di accrescimento. L'osservazione di questi dischi circumstellari e la considerazione che le nubi interstellari hanno un campo magnetico, ha suggerito l'idea di sviluppare modelli più complicati per spiegare l'interazione tra il vento e il mezzo interstellare. Osservazioni, interpretazioni e modelli di interazione tra il vento e il mezzo interstellare L' interazione tra il vento stellare e il mezzo interstellare è un processo d'urto che trasferisce energia meccanica alle molecole che compongono le nubi. La radiazione che viene emessa è infrarossa come hanno messo in evidenza le osservazioni fatte già nel 1982 da SNELL & KAIFU. Queste osservazioni hanno evidenziato la struttura della materia circumstellare e interstellare, la interazione tra il vento e il mezzo e la presenza di getti molecolari. È stato scoperto che la emissione delle molecole di CO è quella più intensa e quindi quella meglio osservabile. I getti molecolari scoperti, hanno la caratteristica (ma non tutti di essere bipolari. Questa proprietà è stata dedotta dallo spostamento doppler (BLUESHIFT o REDSHIFT) osservato nello spettro di emissione dei lobi di CO che si propagano in direzioni opposte e perpendicolari rispetto al piano equatoriale della stella. .Il blueshift corrisponde al lobo che si avvicina all'osservatore e il redshift al lobo che si allontana. Per spiegare questo tipo di geometria si può fare riferimento a diversi tipi di modelli, ma purtroppo sono tutti incompleti, cioè non in accordo con le osservazioni. Uno dei modelli più interessanti che descrive la nascita di una stella e la formazione dei getti di materia è quello proposto da Norman, Colin e Pudritz. Questi autori hanno suggerito che un disco molecolare ruotante e in più magnetizzato ha l'energia rotazionale in relazione con la forma di un flusso bipolare. Questo modello risolve simultaneamente il problema della collimazione dei getti e quello della dissipazione del momento angolare. Non spiegano invece il fatto che gas ad alta velocità sia stato trovato in una cavità che sembra essere stata pulita dal vento stellare. Inoltre, l'osservazione di L 1551 ha messo in evidenza che processi di collimazione su scala diversa sono presenti anche nello stesso oggetto oltre che in oggetti diversi. E' chiaramente presente emissione blu e redshiftata proveniente da lobi di CO (12) altamente collimati. Il flusso blushiftato è coincidente con gli oggetti Herbig-Haro HH 28 e HH 29, il cui moto proprio è indicato dai vettori. La nebulosità indicata con HH 102 è per la maggior parte una nebulosa di riflessione. Un disco di gas denso appare perpendicolare al flusso bipolare di CO e avvolge la sorgente infrarossa. E' presente anche emissione ottica da un getto altamente collimato emergente dal disco CS e che si propaga nel lobo blushiftato. Secondo alcuni autori le stelle, per eliminare gli eccessi del momento angolare, producono un vento equatoriale durante il collasso. Il vento formerebbe un disco in espansione che assomiglia ad un flusso bipolare. Questo modello, però, non spiega l'osservazione di ORIONE B, un oggetto che si trova nella nebulosa di ORIONE, i cui getti sono stati risolti anche otticamente, in cui i lobi di CO sono diretti parallelamente all'asse del flusso del vento, mentre nel modello di HARTMAN e MacGREGOR, risulta che i lobi si propagano perpendicolarmente. Sono invece a favore di questa interpretazione le osservazioni di R MONOCEROTIS in cui si osserva una struttura circumstellare che può essere spiegata con un modello di vento equatoriale in espansione (JONES HERBIG 1982). Il modello proposto da SNELL nel 1982 per spiegare l'osservazione di L 1551, è basata sulla presenza di un disco intorno alla protostella, che riuscirebbe a collimare il vento stellare. Strutture di questo tipo sono state osservate attorno ad ORIONE KL IRc2 (LESTER 1985). Nel 1981 CANTO' aveva trovato che il flusso associato con R MONOCEROTIS ha il suo asse approssimativamente perpendicolare ad una nube molecolare di forma toroidale (ciambella) di dimensioni circumstellari. (~ 10^13 cm). Come abbiamo già accennato i modelli più interessanti e completi sono quelli di UCCIDA, SHIBATA (1985), PUDRITZ (1986), COLIN, PUDRITZ & NORMAN (1986). Questi autori hanno suggerito che un disco molecolare ruotante e in più magnetizzato ha l'energia rotazionale in relazione con la forma di un flusso bipolare http://www.lerc.nasa.gov/WWW/PAO/warp.htm. Nuovi metodi di propulsione L'effetto fionda è l'unico sistema di propulsione attualmente utilizzato, in ausilio ai tradizionali razzi chimici, nelle missioni interplanetarie. Sin dagli anni '60 sono stati proposti sistemi alternativi, come le vele spaziali, i motori a ioni, la propulsione nucleare, i razzi ad antimateria, i ramjet e i cannoni elettromagnetici. Ma con l'eccezione della propulsione ionica, sperimentata nel 1998 dalla sonda americana Deep Space 1, gli altri sistemi sono tutti ancora più o meno lontani da una realizzazione pratica. Alcune idee assolutamente esotiche per il volo spaziale emergono da alcune branche della moderna fisica teorica. Un famoso esempio è rappresentato dai "cunicoli spazio-temporali" (wormholes, in inglese): una sorta di tunnel spaziali che possono collegare come una scorciatoia due punti del nostro Universo anche molto distanti fra loro. Questa e altre idee stravaganti, come il motore a curvatura di Alcubierre, i viaggi più veloci della luce e il teletrasporto, sono illustrate in un sito della NASA che si chiama " Warp Drive, When?". I motori a ioni, nei quali un reattore nucleare o delle celle solari alimentano un getto di ioni che fornisce la spinta al veicolo, non riescono però a fornire la spinta necessaria per il volo interstellare. Nell'ambito della propulsione nucleare, un'idea è allora quella di ottenere la spinta dall'esplosione di una serie di bombe nucleari fatte detonare dietro all'astronave. Un'altra idea completamente diversa è quella di utilizzare delle "vele laser", cioè delle estese strutture in materiale leggero sospinte, come le vele di una nave, dalla pressione di potentissimi fasci laser alimentati direttamente dal Sole. Tra gli altri sistemi di propulsione proposti ricordiamo inoltre il ramjet, un'idea che risale addirittura al 1960. Si tratta di un motore in grado di utilizzare come propellente l'idrogeno interstellare, raccolto dall'astronave direttamente nello spazio attraverso un gigantesco imbuto elettromagnetico. Un'idea più recente, che ha ricevuto un notevole impulso dal progetto di "Star Wars" reaganiano, è invece quella di lanciare le sonde di prossima generazione, estremamente miniaturizzate e ultraleggere, attraverso dei cannoni elettromagnetici costruiti sulla Terra o perfino nello spazio. Un altro sistema di propulsione interessante è quello ad antimateria, che utilizza il processo di annichilazione tra la materia ordinaria e l?antimateria come sorgente di energia in un razzo, oppure, ad esempio, come catalizzatore per delle reazioni nucleari (come nel motore ICAN-II, allo studio della Pennsylvania University). Per avere un'idea dei vantaggi offerti da un sistema di propulsione come l'ICAN-II, si pensi che pochi miliardesimi di grammo di antimateria sarebbero sufficienti a un'astronave del peso di 400 tonnellate per fare un viaggio di andata e ritorno verso Marte della durata di 120 giorni (incluso un mese di permanenza sul pianeta). Fino a non molti decenni fa si pensava che lo sviluppo e l'evoluzione di questi nuovi sistemi propulsivi sarebbe stato facile e rapido. Purtroppo non è stato così, per problemi soprattutto tecnologici e ingegneristici, ma spesso anche di natura economica. A chi è scettico riguardo alla possibilità di futuri voli interstellari vale però la pena di ricordare che, ancora nell'ottobre 1903, alcuni eminenti scienziati prevedevano che l'unico modo di volare che l?uomo avrebbe mai posseduto sarebbe stato il pallone aerostatico: ebbene, due mesi più tardi, i fratelli Wright effettuavano il loro primo volo su un aeroplano!