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1930-2000 ... i1 Bollettino compie 71 anni

"Quanto e tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana." E un verso dell’addio ai monti di Lucia Mondella nei Promessi Sposi del Manzoni. Chi dei civitanovesi non ha avuto lo stesso scon- forto di Lucia nel lasciare, per motivi di studio o di lavoro, la propria famiglia ed il paese natio? Era il 12 ottobre del 1959 quando undicenne par- tii per Siena, la citta dove ho frequentato le scuole medie e quelle superiori. Lontano dal calore del focolare domestico, senza la guida di chi mi fece dono della vita, nei momenti in cui ero tormentato dalla tristezza e dalla nostalgia, trovavo consolazione ed incoraggiamento nella lettura del Bollettino Parrocchiale, che puntualmente mi veniva spedito per posta. Mi si illuminavano gli occhi e brillavano di gioia, quando arrivava un giornale indirizzato "AI giovinetto Domenico Cardarelli". Era il buon arciprete don Vincenzo Saulino che me lo inviava, ricordandosi di me, uno dei tanti suoi parrocchiani sparsi per il mondo. Quante volte, i.n cuor mio, Vho ringraziato per questo suo gesto d’amore! Son sicuro che, come me, qualsiasi civitanovese che vive ancora con la nostalgia del luogo natio, prova lo stesso sollievo e lo stesso piacere nella lettura della nostra pubblicazione, attualmente annuale. "Tu sei quello che scrive sul Bollettino?" Cosi sono stato identificato da una gentile signora emi- grata in Argentina, la cui memoria aveva cancellato, in parte, le immagini del passato. "In una festa al Club di Vancouver abbiamo letto la poesia Chell’afa de calle", mi disse Osvaldo Russo che trascorse con noi I’estate del 1999. Ci scrive Raffaele, un amico di Castel del Giudice che vive a Roma: "La lettura del bollettino, periodico assai vivace, graficamente elegante, denso di cronaca locale e di vissuto quotidiano, immerge il lettore in un’atmosfera di grande dinamismo parrocchiale di cui tu, don Antonio, sei 1’artefice principale. Si deve infatti a te, al tuo immutato entusiasmo, se questa pubblicazione, ricca di sorprendente cronachismo, oltre che di approfondita documentazione, continua a mantener saldi i rapporti tra la fattiva comunitA civitanovese e quella che all’estero segue con intensa partecipazione, tramite il bollettino, le vicende del paese d’origine." Gli apprezzamenti ed i consensi che ci arrivano da ogni parte, il sapere che questa nostra rivista e letta nel mondo, ovunque dimori un civitanovese, e per la redazione motivo di vanto e di incoraggiamento a fare di piu e sempre meglio. Quest’anno ricorre il settantunesimo anniversario della fondazione, il cui fautore fu l’arciprete

Saulino, uomo di elevata cultura e di indiscusse capacità organizzative, gia rettore del seminario di Trivento, appena trasferito nella nostra Parrocchia. 11 primo numero infatti usd nel febbraio del 1930. Per circa un ventennio fu bimestrale, poi semestrale, ora annuale. Considerate le solide basi e la innata predisposizione che il civitanovese ha per la cultura, "Le voci di Civitanova" avranno certamente un futuro, lo avranno soprattutto se ognuno dara il proprio apporto in qualsiasi campo ed in qualsiasi misura, con Ia consapevolezza che ogni essere nella vita, secondo un progetto di Dio, ha un ruolo specifico. Vorrei, a questo proposito, se il lettore me lo consente, portare alla sua attenzione un breve pensiero di autore ignoto che ho trovato, tempo fa, tra le pagine di una rivista:

Se...

Se la nota dicesse: "una nota non puo fare melodia" non ci sarebbero sinfonie.

Se la parola dicesse: "una parola non puo fare pagina" non ci sarebbero libri.

Se la pietra dicesse:

"una pietra non i una parete" non ci sarebbero case.

Se la goccia d’acqua dicesse: "una goccia non puo fare il f’iume" non ci sarebbero gli oceani.

Se un chicco di grano dicesse: "un chicco nvn e una spiga" non ci sarebbe il raccolto.

Se I’uomo dicesse:

"un gesto d’amore non basta"

non ci sarebbe giustizia, ne pace,

ne dignita, ne felicita sulla terra.

Come la sinfonia ha bisogno della nota, come il libro ha bisogno della parola, come l’oceano ha bisogno della goccia, come il raccolto ha bisogno del chicco, cosi 1’umanitii ha bisogno di te, li dove sei, unico e insostituibile.

Civitanovese, ovunque tu sia, chiunque tu sia, raccogli quest’invito, aiutaci, fai appello all’amore che ti lega al tuo paese natio, ai tuoi amici, alla tua famiglia, Civitanova ha bisogno di te, fai sentire la tua "Voce"

DOMENICO CRRDARELU

Le voci di Civitanova

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Quale occasione migliore, per elevare a Dio inni di lode e canti di gioia, di quella offertaci da tre giovani valenti concertisti chiamati ad inaugurare, dopo il restauro, i nostri due organi, veri gioielli e capolavori d’arte organaria che hanno accompagna- to la vita di Civitanova per quasi un secolo. In occasione della festa patronale di San Bernardino da Siena, il 20 maggio, il maestro Antonio Varriano ha saputo dilignitemente sceglie- re un repertorio piii che mai adatto alla circostanza, che ha ben evidenziato ed esaltato le caratteristiche timbriche e foniche, nonche le possibilith tecniche del]o strumento della chiesa parrocchiale di San Silvestro Vapa. Il concerto e iniziato con la Toccata VI’ di Muffat, divisa in varie parti, ciascuna esprimente un proprio "Affetto": maestosita, freschezza, raccoglimento, giovialita. Sono seguite pni musiche di Storace, Frescobaldi, Pachelbel; particolarmente interessanti le tre Sonate di Spenger, caratterizzate dal gioco dell’a]ternanza tra due gruppi sonori, il Forte e il Piano, riconducibile al Tutti e ai Solo dei concerti vivaldiani. La magnifica serata si e conclusa con la Sinfonia in Do maggiore di Provesi, maestro del piu famoso Giuseppe Verdi, un brano di carattere bandistico ed operistico tanto caro al gusto del secolo XIX’. Quella sera in chiesa si respirava un’aria magica: il suono dell’organo restaurato, ora maestoso, ora soave, suscitava gioia durevole, fatta di serenita e di emozioni celestialmente trasportate come in un calmo pensiero. Natural.mente toccati da un sentimento spontaneo di gratitudine e riconoscenza, in molti alla fine ci siamo congratulati con il concertista.

Che ci aveva dilettati con divine ed ineffabili melodie, rinviando la memoria ai tempi in cui il suono dcll’organo accompagnava la liturgia e allietava il cuore e 1’anima dei civitanovesi. II secondo appuntamento con la musica per organo ci ha visti numerosi, il 16 luglio, nella chiesa della Madonna del Carmine, la cui ottima acustica ha favorito ancor piu 1’ascolto del suono pastoso e delicato, e nello stesso tempo brillante e vivace, dell’organo di Elia Favorito, strumento malridotto e fatiscente, riportato al suo antico splendore dalla maestria dell’organaro commendator Giuliano Pedrini. Il virtuosismo con il quale il maestro Pasqualino Ciccaglione ha eseguito le musiche barocche di Vivaldi, Froberger, Pescetti, Telemann ha tenuto desta L’attenzione del pubblico che ha gradito ed apprezzato L’intrattenimento, allietato altresi dal suono dolce e mite del flauto traversiere del maestro Loredana Fatica che ha accompagnato alcuni dei brani eseguiti all’organo. Il linguaggio unico ed universale del suono ha creato ancora una volta emozioni indicibili, ha portato pace e comunione tra i presenti, ha suscitato ammirazione e commozione, rivelando il fascino misterioso della musica, sorgente autentica di potenza spirituale che eleva I’anima al Cielo. La musica per organo, piu di ogni altra, evidenzia la cooperazione tra arte e fede nella elevazione dello spirito, percio mi auguro che in futuro possa essere parte integrante di ogni celebrazione, per cantare la gioia dell’incontro, L’esperienza esaltante della fede e della preghiera, il cammino della spc- ranza, la fecondita dell’amore.

ANTONIETTA DI PALMA

Le  voci di Civitanova 2000

 

 

La gente meiia

Ce steva le sole uoie a Cetanova, ne triava viende e so geriate pe tutte le paese.

Chille che nguendrava me saletuavene e ze fennavene a parla. Quanda belle cose so sendute! Come ze fa a ne vele bene a chesta gende?

Appena scinde dalla machena, sotte a l’iarche, la mamrna de n ’amiche miie m V abbracciate, proprie come faceva mamma meiia, quande m ’arrevedeva dope tre misce.

Ma mo ne vie chiu tande spisse! Che fina sci fatte? Eh! A chisse siie! Sci perdute la via? Te sci scuerdate de nu? Ce sci abbandonate!

Endra ca rniegne che nu. Anghiena, viette a fa le squattone. Pigliete ne beccherine.

Ah! Chella mamma teiia, che bella femmena! T’eiia fa nssaggiYi ne quaschiavalle. Come e bielle, quande sta pierte quille balecone.

Cacche iuorne m ’a meni treva a la massaria. Te, cheste su du ova fresche pe Maria Grazia. Portete ne fiesche de vine, a patte ce le faceva sembe assaggia. Statte buone e fatte vede chiu spisse.

Mo le sole e calate, me so misse ncoppa a la machena e me ne stenghe ienne, e mendre na lacrema rne scegna dall’uocchie, facce a Diie na preghiera:

Signore, se so fatte cacche peccate, perdoneme, nce fa case. Quande la cambana sona pe me, famme meni vecine a Te, ’n baradise, ca i la gende meiia ne la voglie lassa.

Domenico Cardarelli

Le voci di Civitanova 2000

 

 

 

Preghiera per il Contadino

Signore, benedici quest’uomo e il suo pezzetto di terra, affinchè il seme cada su terreno ferrile e porti molti frutti. Benedici il frutto di questa terra, affinchè Lui e La sua famiglia possano nutrirsi e non soffrire la fame. Cosi come Tu hai diviso con noi tutti i doni del tuo Regno, fai che anche quest’uomo divida il suo raccolto con cotolo che non hanno nè semi, nè terra.

Madre Teresa

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Un’ammiratrice di Civitanova

Molto rev.do Don Antonio, mando la fotografia che avevo promessa. Vidi la vostra bellissima chiesa. Ammirai la grazia del paese e mi chiesi come il buon Don Giuseppe Meccia si fosse potuto adattare al mio piccolo paese (L’Abate Giuseppe Meccia, di Civitanava del Sannio, e stato parroco per 40 anni a S. Angelo Del Pesco). Sono stata ricevuta con grande gentilezza dalla signora Nella Manuppeila, nipote del mio rispettabilissimo Abate, dal quale sono stata battezzata. Mi ha fatto vedere Casa Meccia in cui abito la santa compaesana Linduccia Morgano, che aveva sposato il fratello dell’Abate Meccia... La saluto con molta cordialità.

NELLA d’ABRUZZO

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