Energia nucleare e sicurezza
La
preoccupazione pubblica – in continuo aumento – nei confronti dell'energia
nucleare si fonda su due ragioni ben precise: la prima è l'elevato livello di radioattività
del processo nucleare, dalla reazione iniziale fino allo smaltimento dei
rifiuti; la seconda è che i materiali oggi diffusi per alimentare i reattori
nucleari possono facilmente trasformarsi in armi
nucleari.
Negli anni Cinquanta e Sessanta l'energia nucleare fu vista come una forma di energia economica, disponibile e poco inquinante. La possibilità di trovare una fonte alternativa all'uso dei combustibili fossili suscitò l'interesse sia dell'industria energetica, interessata all’elettricità più economica, sia degli ecologisti, che vedevano un'opportunità di salvaguardar e l'ambiente dall'inquinamento atmosferico causato dalle centrali elettriche a combustibili fossili.
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Ma dopo
un po’ di tempo la gente cominciava ad aver paura dell'energia nucleare e nel
corso di pochi anni si verificò un brusco rallentamento dei progetti di
realizzazione di nuove centrali, anche grazie all'attività di informazione e
sensibilizzazione svolta da parte dei movimenti contrari allo sfruttamento delle
reazioni nucleari (nella foto). Numerosi governi hanno approvato
severe regole di sicurezza per confronti degli impianti nucleari, al fine di
salvaguardare la salute dei cittadini: la Svezia ha deciso di limitare al numero
di dieci i reattori in funzione, l'Austria ha concluso il suo programma
nucleare; invece, Gran Bretagna, Francia, Germania e Giappone stanno potenziando
i loro impianti nucleari.
L'Italia,
in seguito al referendum del novembre 1987, ha bloccato la realizzazione e
l'installazione di nuove centrali nucleari sul suolo nazionale e ha sospeso
l'attività di quelle già funzionanti.