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Prove di malassorbimento

appunti del dott. Claudio Italiano                 indice di gastroenterologia

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addome escavato in paziente cachettico, caso clinico del dott. Claudio Italiano Prove di assorbimento 

 vedi prima Il malassorbimento

Ricordiamo i principali tests diagnostici di alterato assor­bimento:

1) Prove di assorbimento dei lipidi.

A)  Determinazione quantitativa del grasso fecale: resta pur sempre utile per orientare sulle capacità digestive e di assorbimento del tenue. In generale, si ritiene che l'escre­zione normale dei grassi con le feci non debba superare i 7 gr/die con una dieta contenente 100 gr di lipidi; la raccolta va eseguita per 5 giorni di seguito. Una elevata escrezione di lipidi con le feci deve far pensare ad una insufficienza pan­creatica cronica (Van der Kamer).

B)  Prove radioisotopiche: si determinano la radio­attività fecale e plasmatica dopo somministrazione orale di trioleina ed ac. oleico marcati con I'31, o di trietere di glicerolo marcato con 3H e Selenio: scadenti risultati ottenuti col primo, promettenti i secondi (Walker, Ruffini, Morgan).

C)  Prove di eliminazione respiratoria: dopo l'inge­stione di un lipide marcato con C14, si misura nell'aria espi­rata la quantità di CO214 .

Oggi si comincia ad usare il C4-glicerol-tripalmitato con risultati promettenti. Con queste prove non è, però, possibi­le riconoscere le forme" lievi di malassorbimento.

D)  Prove di perfusione dell'intestino tenue: la tec­nica di perfusione con trigliceridi idrolizzati e solubilizzati e contemporanea misurazione della velocità di scomparsa del grasso digerito ha dato risultati incoraggianti.

 1) Prove di assorbimento dei glucidi

 II dosaggio dei glucidi nelle feci non riveste alcun signifi­cato perché i glucidi non assorbiti vengono scissi dalla flora batterica nel lume intestuiale. Le prove di assorbimento dei glucidi sono esclusivamente di tolleranza.

A)  La più nota e più usata è quella di B-Xilosio (Finlay e Coli.): questa prova viene considerata come un va­lido aiuto nella diagnostica preliminare di malassorbimento e sembra essere in stretta correlazione con l'estensione effet­tiva della superficie della mucosa deputata all'assorbimento.

Dopo carico orale di 25 gr normalmente nelle 5 ore suc­cessive vengono eliminati da 4 a 7 gr di xilosio con le urine, mentre nel sangue alla seconda ora il tasso di xilosio deve essere superiore a 30 mg/ml. La prova è influenzata dalla funzionalità renale e dall'età del soggetto; valori alterati si possono ottenere nella sindrome dell'ansa cieca per distru­zione dello xilosio ad opera della flora batterica. Può dare false positività.

B)  Prova di tolleranza al glucosio: può rivelarsi uti­le nella diagnosi di malassorbimento. Si somministrano 50 gr di glucosio per os e si dosa la glicemia che può non superare i 40 mg% rispetto ai valori basali a causa del malassorbimento conferendo aspetto piatto alla curva. Tale aspetto può rivelarsi in circa il 50% dei casi con danno diffuso della mucosa del tenue. La curva da carico glucidico è più utile però nella diagnosi di insufficienza pancreatica con conse­guente maldigestione glucidica (curva di tipo diabetico) che non in quella di malattie del tenue.

C)  Prova di tolleranza al lattosio (Littman): ha buon valore come screening. A paziente digiu­no si somministrano 50 gr per os di lattosio in 500 mi di H20. Si dosa la glicemia ogni mezz'ora e se questa aumenta il test è negativo; se, invece, è presente deficit di lattasi, la curva resterà piatta e compariranno diarrea, dolori addominali e meteorismo. In questi casi bisogna passare alla seconda par­te della prova, somministrando i 2 monosaccaridi separata­mente (glucosio + galattosio = lattosio): se la curva resterà piatta sarà in causa un malassorbimento per uno dei due monosaccaridi.

D) Prove di eliminazione respiratoria per deficit di lattasi e saccarosi: esse consistono nel misurare l'idrogeno dell'aria espirata dopo carico orale di 50 gr di lattosio e saccarosio. Nei soggetti con malassorbimento si trovano for­ti quantità di idrogeno. Tale prova viene giudicata di ottima significatività.

3)  Prove di assorbimento proteico

Non disponiamo di tecniche di uso corrente per studiare accuratamente l'assorbimento di proteine ed aminoacidi; d'altronde, essendo molteplici le condizioni che possono portare ad una elevata perdita proteica (cancro gastrico, ulcera gastrica, malattia celiaca, malattia di Ménétriere, linfoma, linfagectasia primitiva, ecc.), è sempre necessario prendere in considerazione metodi intesi a stabilire la sede e l'entità della dispersione medesima:

a)  dosaggio delle proteine del plasma: nelle malattie del tenue si osserva spesso ipoalbuminemia; la coesistenza di ipoglobulinemia deve fare pensare ad una proteino dispersione intestinale;

b)  escrezione fecale di I'31 dopo somministrazione orale di caseina I131: in condizioni normali è inferiore al 5% della quota ingerita.

4)  Prove per l'enteropatia protidodisperdente.

Si utilizzano molecole marcate con radioisotopi (Cr"). Si iniettano endovena da 10 a 15 microCurie di Cr,,-albumina e si raccolgono le feci per 4 giorni consecutivi. In condizioni normali si eliminano dallo 0,1 allo 0,7% della do­se somministrata, mentre nei soggetti con enteropatia si elimina oltre il 60% della dose somministrata (Waldmann).

5) Acqua ed elettroliti

Le sindromi da malassorbimento si accompagnano spes­so a grave diarrea con perdita di liquidi ed elettroliti, la concentrazione di cloro e di sodio delle feci aumenta, mentre si riduce quella del potassio. La sodiemia può essere normale, aumentata o ridotta; in genere, è aumentata se la diarrea è osmotica. Nella malattia celiaca è presente secrezione attiva di ac­qua ed elettroliti e la perdita di potassio può essere più o meno cospicua di quella del sodio; in casi di ipokaliemia si può arrivare all'alcalosi, mentre se si perdono in eccesso i bi­carbonati si arriva all'acidosi.

 

Differenziazione tra maldigestione e malassorbimento

Si rende necessario differenziare la maldigestione (a genesi pancreatica) dal malassorbimento (a genesi intestina­le), in quanto spesso le manifestazioni cliniche sono sovrapponibili nell'uno e nell'altro tipo di patologia. Per differenziare le condizioni primitivamente dovute a maldigestione da quelle dovute a malassorbimento si deve tenere presente il comportamento di alcune indagini e tests. La biopsia digiunale può essere patologica nel malassorbimento e normale nella maldigestione. La steatorrea può essere più rilevante nella maldigestione che nel malassorbimento, dove può anche mancare. L'escrezione di D Xilosio può essere alterata nel malassorbimento. La sideremia può essere bassa nel malassorbimento, ma non nella maldigestione. La fosfatasi alcalina può essere elevata nella maldigestio­ne da insufficienza pancreatica cronica. La curva glicemica è alterata nella maldigestione di origine pancreatica per insufficienza pancreatica endocrina.

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