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Alla scoperta del sentiero
della Baronia
info line Pippo Ruggeri di Legambiente del Tirreno tel (italia
+39) 090 9223320 legambientetirreno@tiscalinet.it
;
video sulla Baronia:
La riserva che
non c'è.
Related links:
Claudio Italiano ed un DVD per la Riserva
del Capo
Le
guide della Riserva del Capo
SPECIALE RISERVA CAPO
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info
line Pippo Ruggeri di Legambiente del Tirreno cellulare (italia +39) 3381467505
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Si dedica pagina a... |
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A Calipso, dal
nobile animo,
Pippo Ruggeri, l'uomo dei
sogni,
Mario Crisafulli, l'uomo
dei fiori,
Angelo Natoli,
radiologo per hobby, di professione fotografo, per le belle foto
gentilmente concesse al sito,
Al Comune
di Milazzo affinchè consenta un più facile accesso ai molti, compresi i disabili
ai quali dedico queste pagine, perché possano in qualche modo godere da
casa della visione di questi luoghi e con l'auspicio che finalmente si
attua questa benedetta Riserva del Capo, prima che sia troppo tardi...
Ed ora
immergetevi con noi nella pace del tramonto, a Capo Milazzo
Claudio
Italiano
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Dalla
piazzetta di S. Antonino, dopo aver inevitabilmente ammirato il panorama
della baia omonima sottostante, ci si incammina verso nord-ovest, inboccando una viuzza che porta al vecchio faro della Marina Militare;
da qui, è possibile, attraversando gli antichi uliveti, dati in gestione
a un famoso Camping di cui taciamo il nome per ovvie ragioni, giungere
fino ad uno strapiombo, delimitato da una scogliera a strapiombo sul
mare, dove nidifica il gabbiano ed i falco pellegrino. Questi terreni
appartenuti ul tempo al Barone Baele, da lui si nomarono “Baronia” e tra
questi antichi e maestosi uliveti, talora battuti e modellati dal vento
di ponente, soleva calcavare sul suo destriero la bella e sfortuna
Eleonora Baele, innamorata del figlio del suo campiere, che presa dalla delusione
d’amore, spronò il suo cavallo in un folle volo dalla rupe, detta
appunto “u’ sautu du cavaddu” (il salto del cavallo); nelle notti di
novilunio i pescatori giurano di udire ancora il suo pianto provenire
dagli scogli, giù in fondo; ma queste sono storie e leggende del nostro
popolo di Milazzo.
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Sotto seguono le foto
gentilmente concesse da Angelo Natoli al sito "GastroEpaTo". Angelo, per
i pochi che non lo conoscono, è un radiologo di Patti che opera con
grande professionalità all'ospedale Barone Romeo e che ha l'hobby della
foto artistica, espressione di grande spirito di osservazione e finezza
d'amico. Anni luce prima di noi era già arrivato a scoprire il tesoro
nascosto a Capo Milazzo: Grazie, Angelo! |
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Qui il viaggiatore ammira i cespugli di lentisco e canne
ed intravede un sentiero tra esse che si reca fino all’estrema punta del
promontorio, in una visione paradisiaca di abbraccio tra cielo e terra.
Il sentiero si spinge ad oriente fino a “Punta Mazza”, tappa d’obbligo
per l’escursione del naturalista e dello studioso di geologia che vi
ammira le stratificazione delle rocce e studia la storia delle origini
del Mediterraneo, leggendovi le righe segnate da conchiglie e fossili.
Profumi di primavera, cieli tersi, tramonti da fiaba si intersecano in
un intreccio di colori e di emozioni; da “Punta Mazza” si può accedere
da terra alla splendida e solitaria spiaggetta di Rinella o più in là
andare alle spiaggette di Cirucco o penetrare in barca alla famosa
grotta di “Gamba di Donna”, così detta da una stalattite calcarea che
ricorda appunto la gamba di una donna, meta degli innamorati!
Tra i
prati che seguono agli uliveti, dicevamo, è possibile ammirare alcune
piante alofile e fra esse specie assai rare di orchidea selvatica, la“Opphys
sphegodes”, endemica della Sicilia settentrionale, mentre intorno è
tutto un coro festoso di usignoli, verzellini, capinere, tra lo
sfrecciare di gabbiani e di conigli selvatici che trovano tra i dirupi e
le scogliere il loro habitat naturale.
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Chi è più fortunato può persino
scorgere stormi numerosi di airone cinerino (se le industrie ce lo
permetteranno ancora!); chi nidifica sulle rocce sottostanti è il
gheppio (falco tinnuculus). A rendere ancora più romantico il paesaggio
è il nostro caro e vecchi faro, un tempo abitato da un guardiano del
faro e dalla sua famiglia, il sig. Currò, quando ancora non vi era una
strada asfaltata che conduceva a Capo Milazzo ed il figlio del guardiano
era notte e giorno in ascolto radio, pronto a dare soccorso alle
imbarcazioni in difficoltà, sui 27 mHz! Oggi le abitazioni del faro sono
disabitate ed esso è controllato da meccanismi elettrici, ma con il suo
fascio luminoso, di notte, è come se continui ad abbracciare i pescatori
ed a guidarli verso la Punta di Capo Milazzo, specie quelli dilettanti
che si dedicano alla pesca dei totani, nel canale tra Milazzo e l’isola
di Vulcano. Da qui, dietro il faro, a circa 200 metri, una scalinata di
più di 300 scalini, ottima soluzione per chi vuole fare sport e
trekking, conduce agevolmente il viandante verso la scogliera ed i
laghetti salati, dove la vegetazione di gariga e steppa e di olea
oleaster, cioè ulivo selvatico, lascia il posto a rocce calcaree
grigio-perlacee. |
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Tra le piante qui è possibile scorgere delle bulbose,
tra cui l’Urginea marittima e l’Iris sisyrinchium, il timo e dalle rocce
pendere i cappero ed i suoi fiori viola. Alla fine del percorso il
trofeo è la “Punta Messinese”, con lo scoglio di Portella , detto
volgarmente dai popolani “U’ caccioffulu” (il carciofo), dalla forma
strana. Tra le forme strane della roccia bianca è possibile scorgere i
tratti del “Viso di Pietra”, che si colora di rosso sanguigno nelle
calde serate estive ai tramonti infuocati, quando il cuore palpita nel
petto per l’emozione che prende ed il canto stridulo delle cicale con i
profumi delle stoppie riarse e delle euphorbie riempie l’anima.
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