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appunti
del dott.
Claudio Italiano
oppure cfr
La
Rosolia congenita riveste particolare gravita quando la malattia
colpisce la donna durante la gravidanza, in quanto l'infezione
dell'embrione per via diaplacentare determina la comparsa di
malformazioni di vario tipo e grado. È stato l'oculista australiano
Norman Gregg che nell'ottobre del 1941 ha richiamato l'attenzione dei
medici sui rapporti fra infezione rubeolica nei primi mesi di gestazione
e malformazioni dei neonati (cataratta, malformazioni cardiache,
sordità, ritardo mentale ed ipoevolutismo stature-ponderale). Negli
anni successivi analoghe osservazioni hanno rivelato che i neonati possono
presentare numerose altre alterazioni, spesso molto gravi. Ulteriori
decisivi progressi sono stati realizzati nel corso di studi eseguiti
durante la grande epidemia americana del 1964. È stato possibile infatti
stabilire che la rosolia materna non solo è responsabile di una
sindrome malformativa dell'embrione (embriopatia rubeolica), ma anche di
una malattia sistemica del feto (fetopatia rubeolica). Talvolta il
virus continua a svolgere la sua azione nel feto durante tutta la
gravidanza provocando alterazioni viscerali, ematiche ed ossee.
Trattasi di una malattia evolutiva che nel neonato si manifesta con una
sindrome clinica caratterizzata da porpora trombocitopenica, anemia,
epatosplenomegalia ed ittero. Le lesioni oculari si osservano in circa
il 50% dei soggetti colpiti. Esse sono rappresentate dalla cataratta,
non sempre presente alla nascita, di solito bilaterale; il trattamento
chirurgico va effettuato precocemente per evitare l'evoluzione verso la
cecità. Meno frequenti sono il glaucoma, la retinite pigmentosa, la
microftalmia e la iridociclite attiva. Le lesioni cardiovascolari sono
più frequenti e l'anomalia più comune è la persistenza del dotto di
Botallo; seguono la comunicazione interventricolare, la tetralogia di
Fallot, la comunicazione interatriale, la stenosi della polmonare e
altre anomalie più complesse. Le lesioni dell'apparato uditivo consistono
in genere in sordità percettiva per alterazioni della coclea e
dell'organo del Corti. L'ipoevolutismo somatico è pronunciato e
frequente. Le anomalie ossee sono localizzate a livello delle metafisi
delle ossa lunghe; la linea metafisaria è mal definibile e la
calcificazione irregolare ed imperfetta. Si possono associare anche
manifestazioni a carico dell'apparato respiratorio, del SNC e del
rene. Dal punto di vista ematologico l'alterazione più frequente è la
porpora trombocitopenica che si evidenzia nelle prime 24 ore di vita e
che in genere scompare entro la fine del primo mese; di più raro
riscontro sono le emorragie ombelicali, digestive e cerebromeningee.
Meno frequentemente si osserva anemia. Fra le manifestazioni viscerali
degne di menzione sono la epatite itterigena neonatale, le pneumopatie
interstiziali e le alterazioni dei dermatoglifi e della cute in genere.
Diagnosi. La tumefazione delle linfoghiandole cervicali posteriori ed
occipitali, l'esantema maculo-papuloso, la scarsa compromissione delle
condizioni generali, costituiscono elementi molto indicativi per
formulare la diagnosi di rosolia; qualche difficoltà può sorgere nei
casi sporadici e quelli nei quali la sintomatologia clinica sia appena
accennata; in tal caso la presenza di plasmacellule nel sangue ed il
reperto di anticorpi antirosolia rilevati mediante alcuni tests
sierologici (fissazione del complemento, inibizione della
emoagglutinazione) costituiscono un importante sussidio per confermare
il sospetto diagnostico. La diagnosi differenziale nel lattante va posta
con l'esantema critico; ma in questa forma morbosa l'eruzione è sempre
preceduta da tre giorni di febbre elevata accompagnata da manifestazioni
infiammatorie nel rinofaringe. Difficoltà diagnostiche possono
insorgere sia con il morbillo che con la scarlattina: nella prima forma,
il breve periodo di incubazione, la fase febbrile prodromica preeruttiva
della durata di 3-5 giorni, la presenza di fenomeni catarrali delle
congiuntive e delle prime vie aeree, la presenza di macchie di Kòplik
nella fase preeruttiva, l'assenza di tumefazioni dei linfonodi
auricolari ed occipitali ed il mancato aumento delle plasmacellule nel
sangue periferico, sono elementi atti ad indirizzare verso la giusta
diagnosi. Nella scarlattina gli elementi cutanei sono di color
rosso-acceso e confluenti, specie in corrispondenza delle pliche
cutanee ed il loro impianto avviene su cute eritematosa, risparmiando
la zona circumorale. Inoltre la lingua è patinosa ed arrossata in punta
in fase iniziale di malattia per divenire di colore rosso-lampone con
papille rilevate dopo alcuni giorni. Inoltre alla fase esantematica
della scarlattina fa seguito una desquamazione a piccole scaglie al
tronco, lamellare alle estremità delle arti. La diagnosi differenziale
con il megaloeritema non si pone per il particolare carattere a grosse
macchie dell'esantema localizzato simmetricamente alle guance e alla
faccia estensoria degli arti. Néirexanthe-ma subitum o 4a
malattia, l'eruzione simile a quella della rosolia, si manifesta dopo
un particolare periodo febbrile di 2-3 giorni ed è assente la
tumefazione dei linfonodi. La eruzione maculopa-pulosa da virus ECHO,
spesso di tipo vescicolare, compare dopo la defervescenza e tende a
confluire sul volto. L'esantema da virus Coxsackie spesso ha una
evoluzione vescicolare ed in genere è localizzato alle mani e ai
piedi. Altra differenziazione va posta con le eruzioni allergiche
medicamentose o alimentari. L'esantema maculopapuloso può manifestarsi
nella mononucleosi infettiva, ma la eventuale presenza di
epatosplenomegalia, la compromissione di altre stazioni linfonodali,
la presenza di angina con febbre elevata ed il particolare quadro ematologico
e sierologico sono elementi che dirimono ogni dubbio. La prognosi della
rosolia acquisita è favorevole; l'unico pericolo è rappresentato dalle
complicanze nevrassitiche invero molto rare; quella della forma
congenita è molto riservata sia quoad valetudinem sia quoad vitam. La
terapia è del tutto sintomatica. Scopo
della profilassi è quello di prevenire il rischio di una embriopatia
o fetopatia evolutiva, il cui contagio dalla madre può avvenire quando
essa contragga la rubeola nei primi 3-4 mesi di gestazione ed in
precedenza non abbia superato la malattia o comunque nel suo siero di
sangue non sia presente un titolo anticorpale protettivo. La profilassi
con gammaglobuline standard o specifiche determina una prevenzione della
malattia nel feto se attuata prima del contagio; come abbiamo già
detto, i soggetti affetti da rubeola sono già contagiati prima ancora
(1-2 giorni) della comparsa dell'esantema. Comunque questa profilassi
è transitoria e la sua durata non supera le 3 settimane; ne consegue
che la profilassi gammaglobulinica è inutile se attuata in una donna
gravida che ha già avuto contatti con un ammalato di rubeola. Più
razionale è la profilassi vaccinica con un vaccino antirubeolico
costituito da virus viventi attenuati, che non da luogo a manifestazioni
cliniche di rilievo, salvo qualche artralgia in adulti, e determina nel
soggetto vaccinato la formazione di anticorpi che durano per tutta la
vita o comunque per molti anni. Sarà quindi opportuno vaccinare le
bambine in età prefertile o le donne che risultino negative all'esame
sierologico considerate "a rischio". La vaccinazione non va
praticata alle donne gestanti, per il pericolo, anche ipotetico, che il
virus sia pure attenuato possa infettare il prodotto del concepimento,
anzi si consiglia di evitare ogni gravidanza per almeno tre mesi dal
momento della vaccinazione. MEGALOERITEMA
(o V
malattia o
eritema infettivo) È
una malattua infettiva acuta, contagiosa ad eziologia virale,
caratterizzata da un esantema di tipo eresipelatoide al volto e
marginato alla faccia esten-soria degli arti e da lievi o assenti
fenomeni generali. La malattia è rara e poco diffusiva. Essa è causata
da un virus poco noto, che su cellule amniotiche umane e di rene di
scimmia produce un effetto citotopico analogo a quello del morbillo.
La contagiosità è relativamente scarsa; la malattia compare in
piccole epidemie soprattutto in primavera ed in estate e predilige
specialmente i bambini fra i 5 ed i 12 anni, senza differenze apprezzabili
fra i due sessi; ma anche l'età adulta non ne risulta risparmiata. È
presumibile che il contagio si verifichi da malato a sano tramite le
secrezioni rino-faringee. Il periodo di incubazione si aggira sui 10
giorni con oscillazioni fra i 5 ed i 15 giorni. Talvolta si ha un
periodo prodromico con lievi segni di interessamento delle prime vie
respiratorie, malessere ed anoressia, ma spesso l'eruzione esantematica
domina tutto il quadro clinico con la sua comparsa improvvisa,
talvolta accompagnata da cefalea, faringite, rinite, dolori muscolari
ed articolari specie negli adulti. L'esantema che si può accompagnare a
modica febbre, colpisce il volto, interessando le guance e la radice del
naso, dove assume un aspetto a farfalla; il colorito è rosso vivo con
sfumatura violacea e la cute è calda alla palpazione e tesa. I margini
irregolari sono per lo più rilevati con netta demarcazione fra zona
interessata e sana. Dopo 48 ore l'eruzione può diffondersi agli arti più
di rado al tronco e si dispone prevalentemente alle facce esternarle e
ai segmentiprossimali, spesso simmetricamente; compaiono quindi le
maculo-papule che, a differenza di quelle del volto, rimangono ben
separate fra di loro. Indi si stabilisce una differenza di colorito
fra la parte periferica della macchia che è rosso-vivo e la parte
centrale rosa-pallido, sì da determinare una caratteristica figurazione
marezzata, a carta geografica, sino alla sua scomparsa, senza
apprezzabile desquamazione, nello spazio di 5-6 giorni. Tuttavia in
alcuni casi, per un paio di settimane, si può osservare la ricomparsa
dell'esantema in rapporto a vari stimoli, quali l'esposizione al sole e
la variazione della temperatura ambiente. Le complicazioni sono rare
nell'infanzia, mentre nell'adulto si possono riscontrare artriti specie
a carico dei polsi e delle ginocchia. Finora non sono state segnalate
malformazioni congenite a seguito dell'infezione in gravidanza.
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