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Sommario
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La
metafora dell’amore
La nostra civiltà odierna ha soffocato i pensieri, le ideologie,
i sogni, sostituendo l’amore con un tumulto di seduzioni inattese sino
alla vertigine: aliti o respiri, onde di passioni svanite si sgretolano
nella sabbia. Un flusso d’informazioni inonda il globo terrestre e si
cestina in carta stralcia; contenuti messi al bando, significanti puri,
mode virtuali si barattano senza senso. L’opulenza
dell’emozioni mercificate si commutano in un gigantesco ipermercato
dell’amore, ove si respinge ogni essenza, concetto o cosa alcuna; non
si ha il tempo di gustare, d’assaporare alcunché, che
tutto svapora o si estingue o svanisce.
L’amore
nella sua natura più intima è un cieco che guarda dentro i suoni, si
meraviglia di quell’avvenenza e sussulta di gioia. E’ un romanzo che
conduce il lettore nell’intreccio delle sue azioni senza tuttavia
essere lì, lo trascina nelle attese, disattese, cadute e slanci, come
un’onda che affonda e s’innalza. E’un’espressione figurata che
fa sentire odori mai annusati, tinte novelle, ombre difformi e distinte,
che di continuo fioriscono, maturano e si rinnovano. E’
una metafora come il mare visto in un acquitrino per estensione toccante
e suggestiva, o la luce che
illumina gli occhi spenti in chi vuole ancora
sognare, perché è carne della fantasia, poiché è tenerezza e
calore. L’amore è l’opera più compiuta, ove i contrasti si
risolvono nella lucentezza delle sue fattezze. Amore è splendore; Romeo
quando discese le stanze del sonno eterno e vide la sua Giulietta,
distesa, immobile nel sudario della morte, ma dolce nelle fattezze di
donna disse: “…la morte che
ha succhiato il miele del tuo respiro, non ha avuto alcun potere sulla
tua bellezza…”.
Il suo ritratto era oltre la morte, la sua figurazione si era
compiuta straordinariamente nell’amore, come una partitura
orchestrale, che volge
l’insieme delle sue parti in un tutto. Quella moltitudine di sorrisi,
di sguardi dati e non dati, vissuti solo per attimi, nelle
avversità drammatiche di quella storia infelice, non potevano che
legare eternamente i due sposi e congiungerli nel tempo dei tempi con la
poesia. Eros
è arte poetica, perché la poesia è una tela dipinta che non
si può osservare con gli occhi, un palco di metafore che
sussulta nell’animo e muta
i sensi in altro; innalza il piacere in sapore, sublima il gusto in
odore. Cupido abitando le stanze della musica, della poesia,
dell’immagine, è l’architettura più compiuta dell’inventiva,
della genialità, ove confluiscono i cocci della vita e si risolvono in
un’arte senza precedenti.
E’
il poeta musicista che sa amare, e dipinge senza pastelli, guarda con
gli occhi del cuore, e sente fortissimamente la propria creatività
germogliare tra melodie, colori e volti; è forse uno sceneggiatore?
Viaggia nella musica delle fisionomie, e vede prati sterminati, pianeti,
onde d’acqua e di vento mentre accoglie un sorriso. Così l’amore
unisce i suoni, le parole, gli odori i ritratti, elabora la bellezza
dalle singole parti, e dalla loro confluenza ritrae l’unità,
l’opera ultima dell’universo. La
perdita dell’unione, dell’armonia, del bello è la più grande
sconfitta dell’uomo contemporaneo, che si accontenta di frammenti
selvaggi di piacere nei vissuti di periferia, nei sobborghi grigi e
squallidi della miseria.
Oggi la celerità degli scambi, la liberazione del desiderio e la
sua usura sino all’estinzione d’ogni anelito, ha reso fatuo
nell’uomo la possibilità di immaginare, di creare, d’ascoltare
l’armonia che gli ruota intorno. La corsa degli eventi si sgretola e
non si afferra più il senso delle cose, le utopie si schiantano con i
desideri, la ricerca dello choc resta l’unica opzione al senso
dissolto. Le
coppie disfanno i loro affetti in letti che raccolgono la sterilità dei
loro sogni, affondano in una profonda monotonia, dalla quale non
riescono ad affiorare neppure le speranze. Gli amori si riciclano
all’infinito, sono parole o choc densi di passioni che svaniscono, che
hanno perduto il senso della continuità, desideri che
si avvalgono in spirali o labirinti; sono come la politica, la
moda, le ideologie scomparse, che tornano come spettri di un tempo perso
nel ricordo. Si è spenta nell’uomo la figura del poeta musicista,
colui che sapeva sentire, vedere con la mente, meravigliarsi e sorridere
come un bimbo. L’amore
oggi è solo un trastullo d’emozioni che s’innalzano per qualche
istante per poi decadere; un farsi e disfarsi, un’attrazione verso il
vuoto, un continuo sfilacciarsi e lacerarsi dell’esistenza. La
fantasia muore sotto i colpi di una burocrazia abietta, che trasforma in
normative e consuetudini i pensieri: respiri affranti da rumori
persistenti ed instancabili spirano. L’amore
fluttua tra interminabili rappresentazioni pubblicitarie, nelle
telenovele dove continui climax, intrecci e trame noiose, monocordi,
rinnovano le attese, le disattese del telespettatore; sono solo tensioni
dinamiche, tessuti narrativi privi di storia.
Amare
vuole dire riscoprirsi poeti, musicisti, pittori, scultori. Quando il
giardino dei sogni inaridisce, nessuna telenovela potrà rinverdire quei
boccioli avvizziti; in quel momento e da quell’attimo il declino
prende il sopravvento sulla vita, sulla bellezza, l’amore si disfà
senza più sogni o aspettative ed i figli nati martiri di quest’epoca
pagano ai posteri il prezzo del dolore, di un’insofferenza
intollerabile, che alberga le loro case. Nicolò
Schepis
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Parsifal
omaggio a R. Wagner Perché
proprio Parsifal? Parsifal
flussi d’immagini germogliate e vaste quanto luoghi inaccessibili e
disseminati! Che
cosa vuol dire? Parsifal
è un file ipertestuale? Qualunque
sua parola espressa è una catena ininterrotta di rappresentazioni
invisibili, si schiude sulle acque sovrumane della musica. Se fosse
stata possibile la sua comprensione, certamente, si sarebbe compiuta nel
secolo scorso. M’inebria sapere quanto splendore sia rimasto custodito
nell’incomprensibile, come la bellezza che non sorride più, giacché
abbiamo oscurato da tempo la sua visione.
Parsifal è un luogo in cui la musica, la parola, le forme
rendono opachi i loro confini, così nel suono il senso si concede alla
frase; la parola ancella della musica accenna solo un biancore lunare,
poiché le superfici sonore che fluttuano in spazi relativi, contengono
la completezza di ciascun cenno indicato.
Come si può figurare nella mente una musica elevata ad un flusso
di fattezze, di forme, rappresentazioni, sembianze che si dissolvono più
in alto, più in basso, vicino, lontano, intersecandosi ad altre: colori
che sfumano e generano impasti di tinte e gradazioni proteiformi,
versatili? Sarebbe forse come nascere un'altra volta; ridestarsi dal
sonno o dalla tristezza di tele di paesi conformi, contaminati da
configurazioni urbanistiche disadorne e nude.
Parsifal è il canto che desidera, e la musica sogna e la parola
ammalia e il tempo svanisce ed incanta. La moderna concezione del tempo
e dello spazio di Einstein prende forma nella musica wagneriana. Il
tempo dell’azione teatrale si discosta da quello intimo, relativo,
instabile che fluisce nella musica, luoghi inconsci ed apparizioni
profonde così evocate dalle armonizzazioni cromatiche, prendono il
sopravvento sulle rappresentazioni esterne. I
processi di metaforizzazione si compiono attraverso la musica, e le
figure del senso traslato nelle metamorfosi armoniche connotano e
talvolta dissolvono significati più ampi.
Le azioni della trama narrativa viaggiano nella musica, ma la
musica conduce desideri rimossi, talvolta opposti all’azione visibile,
l’io e l’inconscio si stringono in conflitti eterni, giacché si
relativizza il tempo dilatandosi quasi all’infinito. Desideri
incestuosi, rendono la rinuncia all’amore una bramosia inestinguibile,
che si sublima nella purezza e nell’esaltazione dell’arte. Una
sensualità anelata, arsa dal dolore che offuscherebbe persino la luce,
ove l’angoscia della castrazione vissuta fa sì che il significante
dell’amore resti per sempre barrato, rende la rinuncia più virile del
desiderio stesso. Nella musica la scena invisibile dissolve paesaggi
evocando colori sconosciuti, come Ulisse che si concede solo al canto
delle sirene stretto da una corda all’albero della sua imbarcazione. Quelle
tinte e gradazioni sonore vorticose ed avvolgenti
dell’armonia come onde oceaniche, sono seduzioni e lusinghe di
una bellezza che travolge ed acceca.
Le emozioni sono raffigurate dalla musica, nel modo più
accurato: qualunque esitazione, o respiro, o ricordo è lì
immutabilmente detto, sofferto. La
pena narrata, manifestata nella sua interezza, dalla profonda ed
inquietante instabilità armonica, è la metafora più compiuta della
purezza. Il desiderio erotico vertiginosamente incestuoso, sospinto dal
vento del dolore e della passione, come unica ragione di vita, si
trasforma in castità, quando Parsifal aborrito il desiderio incestuoso,
offre un grandioso contrasto di passione e castrazione. Così
sboccerà una luce nuova, la sublimazione della libido nella libertà,
una chiarezza mai vista dagli occhi di alcuno. Una musica solare alla
fine del dramma mistico torna nella sua maestosa veemenza, un miracolo
che riuscirà a liberare l’uomo dalle passioni e renderlo infinito
come la luce?
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Progetti
di vita
La
metafora e l’amore
La
danza, la poesia, la narrativa, la maschera e le immagini congiunte
all’amore
Premessa:
La
danza è un rito, un ponte d’unione tra il gesto, la musica e
l’universo. Le danze sacre erano rappresentative, paradigmatiche,
mettevano in scena una gestualità metaforica, una densità di
significati che si accresceva nel movimento. In epoche remote offriva la
possibilità taumaturgica di rappresentare i drammi e le gioie di un
gruppo etnico. Così il
gesto produceva una parola più spessa, il poetico era socializzato, i
simboli di uno strato etnico si scambiavano nella relazione.
Nessuna
movenza era isolata, ma apparteneva ad un’architettura interattiva più
ampia. A mio avviso il mito
non faceva parte solo della narrazione, poiché le figure musicali erano
le forme più gremite e consistenti del suo senso. Proferiva Curt Sachs
“ Noi non sappiamo più pregare danzando”.
Il poetico secondo il pensiero di Roman Jakobson consiste in
un’equivalenza tra la forma fonica e gli aspetti semantici, io credo,
che a sua volta anche il mito sia strutturato per mezzo d’equivalenze
tra aspetti semantici gestuali e fonologici.
Tutte
le rappresentazioni sono state sempre integrate al suono. Un tempo, la
realtà si concedeva alla fiaba; nel suono, nei ritmi, nei gesti
veicolava molto più senso di quello che noi potremmo intendere oggi con
la parola. Il significato
ondeggiava nella melodia e dal suono si faceva carne del gesto,
ritualizzandosi nella comunicazione per poi divenire maschera, simbolo,
proiezione di vissuti individuali e collettivi. La
danza in sanscrito significava tensione dell'anima verso il suo Dio:
emozioni, sentimenti, elementi tensivi che dovevano in qualche modo
risolvere, come nella musica quando si parla di una dissonanza armonica
che tende a ritrovare il suo equilibrio perduto. La dissonanza e la
consonanza generalmente armonizzano nel loro divenire temporale melodie
che si muovono nello spazio. I gesti si possono considerare per analogia come rappresentazioni melodiche di scene musicali in qualche modo spazializzate, o meglio ancora paesaggi emozionali espressi. La musica è un palco il cui senso è polisemantico, un divenire interpretabile, metaforico e contestuale del significato. Chi crede in una sua semantica denotativa ha sbagliato strada. Per la sua traboccante versatilità metaforica, la musica può assumere un ruolo terapeutico, quando rappresenta attraverso le movenze del corpo, o di scene sonore, drammi esistenziali, quelli più oscuri, meno interpretabili, annodati a tracce mnestiche inconsce. Così i riti diventano scene di vita invisibile, comunicabili ma poco interpretabili; disegni, stili musicali, rivelazioni poetiche e gestuali nei quali l’uomo si è detto e raccontato, anche se buona parte della sua narrazione è rimasta oscura, pur avendo visualizzato in queste forme espressive buona parte della sua anima. La
danza nel tempo richiamava, nell’allegoria dei suoi gesti, contenuti
censurati dalla coscienza, conflitti intrapsichici profondi. Queste
parti racchiuse nella mente si esprimevano o si raccontavano nella
musicalità del movimento o nella fiaba, e dalle scene invisibili della
psiche prendevano, così, corpo nell’azione teatrale. La maschera, la
danza, la poesia, le raffigurazioni simboliche appartengono alla stessa
carne, sono scene mentali di luoghi molto lontani, ricordi ancestrali,
talvolta tracce di vita passate e oscurate dai secoli.
Vorrei ricordare un gran maestro che al tempo stesso fu musicista
ed anche un pedagogista: Jaques-Dalcroze.
Inutile discutere d’espressione corporea senza ricordare il
gran contributo di Dalcroze, che comprese le valenze più profonde dei
ritmi interni, Il palco espressivo nel quale rappresentare la musica
dell’uomo. Le stanze dell’amore sono come il canto delle sirene, ove
il gorgheggio può stregare la parola, poiché la voce fa parte della
musicalità dell’uomo, ed è poi seguita dal gesto, giacché esso ha
una sua movenza risonante con l’amore. E
dalla voce ai gesti, agli sguardi, ai sorrisi un’orchestra di
sentimenti alita e modula gli stati d’animo. La
realtà storica in cui viviamo ha aborrito la musicalità della voce, la
sua melodia vocale, per certi aspetti rendendola più sorda, con
variazioni dal forte al piano brusche, irregolari, che potrebbero
manifestare forme caotiche di sentimenti contrastanti. Che
cosa manca? Forse un modo diverso di intendere le pause, le sfumature
sia vocali sia gestuali, poiché corriamo vorticosamente e non riusciamo
a ritrovare il senso, come diceva Baudelaire, delle cose “mute”.
Nei tocchi leggeri si possono armonizzare gli stati d’animo, come in
un vaso di sogni che plaga i desideri. Le gradazioni, le mezze tinte di
colore usate con accuratezza nella composizione musicale di un tempo,
cagionavano le raffinatezze dell’animo, oltre a pronunciarle nel loro
linguaggio estetico. Proposta
di un progetto che integri i percorsi della poesia, della danza, della
maschera, delle immagini con i vissuti dell’amore.
Spazi di rappresentazione Stanze
di lettura. Stanze
d’ ascolto. Stanze
d’ascolto musicale. stanze
per comunicare in luoghi di silenzio. Stanze
d’espressione corporea. Luoghi
della maschera e della teatralità. Sale
per dipingere e comunicare. Sale
per immagini filmiche e diapositive. Luoghi
per osservare il cielo stellato. Ho citato alcuni tropi o luoghi dove perseguire attività creative, che possono ridare al corpo ed alla mente una dignità perduta. Non bastano le stanze, per realizzare questo obiettivo,potrebbero essere riempite male. Quando parlo di ascolto intendo un sentire emozionale e non solo concettuale. Queste dimore dovrebbero essere la fucina della comunicazione. Un luogo di congiunzione, tra la danza, la poesia, la musica e le immagini; e poi la grande sintesi: la scoperta dell’amore. Sarebbe
proficuo in un primo
momento realizzare un’attività di comunicazione, migliorando le
abilità di ascolto attivo, in seguito si potrebbero esplorare ed
esprimere paesaggi musicali. I partecipanti attraverso delle adeguate
conduzioni disporrebbero dei mezzi per
avvertire la densità semantica di quelle scene invisibili, di
quelle zone dell’animo, nascoste, come se fossero verità remote
inattuali.
Metodologia
Per
la realizzazione di questo obiettivo dovrebbero essere
compiute le seguenti attività : Attività
d’ascolto
I
partecipanti
sarebbero educati al silenzio, alle inflessioni della voce, alle
diversità ritmiche e modulative del tono vocale. A percepire e dilatare
le pause tra una frase e l’altra,
tra più periodi. Ascoltare
nell’altro le varianti espressive oltre il senso del suo discorso.
Percepire la sua gestualità, gli sguardi, i sorrisi, i silenzi. Intendere
e vivere il contesto, le
gradazione luminose, gli odori, i suoni circostanti. Attività
gestuali
Esprimere
con la danza i propri stati d’animo, gestualizzare un testo, una
musica, un profumo, un colore, una dissolvenza. Sentire il contatto
corporeo con l’altro, creando una reciprocità tattile come se fosse
uno svolgimento melodico. Interagire nell’unione e nel distacco.
La
metafora e la maschera
La
maschera offre una possibilità simbolica di rappresentazione,
offrendosi come metafora. La persona potrà assumere ruoli diversi ed
interpretarli in vario modo. Questo strumento antropologico può ridare
all’individuo la possibilità di riscoprirsi nelle molteplici forme ed
esperienze della sua esistenza. Da qui inizia un cammino che
consentirebbe alla persona di ripensare i miti e riscoprire la
dimensione poetica della cultura.
costruire
la maschera ( elemento proiettivo e pulsionale della propria esistenza)
per riguardare quel
se stesso perduto; poterla
indossare come un abito, e sentirsi parte di quella veste assunta e dar
vita a dei vissuti sia da solo, sia insieme agli altri. Un dirsi e
ridirsi con emozioni diverse: richiami d’esperienze per analogia
e contrasti di tono.
Le
immagini
La
vita oltre ad essere una narrazione, una fabula con un intreccio
d’azioni, è un insieme di scene, visibili che invisibili, sia reali
che virtuali. Queste scene hanno una sua grammatica. Fu molto abile R.
Wagner nel dare rilievo alle scene invisibili attraverso il tessutno
narrativo ed espressivo della musica.
Nelle scene non ci stanno solo le azioni visibili, ma i colori,
le tinte, le gradazioni dell’animo. Le emozioni esprimono,
colori,immagini, suoni, metafore e talvolta le scene visibili si
confondono con quelle interne.
Di solito i corsi per imparare a fotografare insegnano molto a
capire l’incidenza della luce, la
profondità di campo nel rapporto tra figura e sfondo, i particolari
delle forme, i contrasti, l’inquadratura e l’importanza della
macrofotografia.
Non ci dicono però, quanto c’emozionano le figure che
osserviamo, come riflettiamo in essi parti di noi stessi.
Le architetture sono pensieri, emozioni, qualche volta, lontane
nel tempo, un incrocio di proiezioni umane congiunte a rappresentazioni
del passato. Sarebbe utile condividere in gruppo le immagini dopo aver
appreso ad osservare con occhi diversi, rappresentare colori, vissuti,
tinte e gradazioni emozionali.
Nascita
del poetico
Le
sinestesie assumono un significato attraverso le trasposizioni
sensoriali dei vissuti: una melodia di un violino può evocare
un’esperienza tattile. Può
essere rappresentata e vissuta con il corpo.
Sarebbe proficuo scoprire l’importanza delle sinestesie, giacché
la maschera può intendersi come una metafora.
Attraverso le sinestesie la dimensione poetica prende forma,
poiché una percezione sonora ne può richiamare una tattile e
viceversa. Il poetico nasce dalle elaborazioni cognitivo-linguistiche,
dei vissuti sinestetici.
Verso
la dimensione dell’amore
Che
cos’è l’amore, se non una grande
composizione artistica d’immagini, suoni, gesti,
metafore, paesaggi dell’animo. L’amore è
la trasformazione del pensiero nella visualizzazione della sua
scena.
Il pensiero che si visualizza, può
innamorarsi del suo sé, trasferito o raffigurato da un altro ad
uno specchio, e riflettersi in un infinito gioco di ritratti. L’arte
è il pensiero che si può scorgere,vedere o rappresentare o ascoltare.
In gruppo o in coppie il
pensiero è transindividuale e diviene nel tempo, non si fissa in una
maschera, ma si trasforma in continue visualizzazioni. Sono rilevanti i
processi di astrazioni piaggettiane, che attraverso un pensiero logico
formale diventano scene del pensiero: metafore.
L’amore è nella produzione di scene psichiche, nella sua
sintesi, nell’idealità proiettiva che s’ appassiona e s’attrae.
Si differenzia molto dalla sessualità, perché sublima il piacere nella
bellezza, l’amore è una dimensione cognitiva integrativa, una
metafora conclusiva. Allora ritengo opportuno che è necessario educarsi
all’amore.
Molto spesso scene pubblicitarie, filmiche, televisive prendono
il sopravento su quelle vissute, determinando delle profonde distorsioni
sull’amore. Una grave perdita di realtà che oggi tende a prendere il
sopravvento, un mondo di rappresentazioni vuote gestite dal mercato.
Alla stessa maniera i suoni, i rumori, la vertigini delle azioni
quotidiane sono scene in cui non è più possibile visualizzare un
pensiero denso di colori, metafore, gradazioni, sfumature ritmiche ed
agogiche.
Comunicazione
in gruppo dei vissuti individuali
Queste
esperienze educative per essere assimilate ed accomodate nel pensiero,
devono prima essere espresse e vissute in luoghi di silenzio attraverso
la metafora, in un linguaggio polisemantico;
la linfa della fantasia e del pensiero mitico.
Nicolò
Schepis
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