La questione abitava a Pisa  

Sono convinto che La Riforma dell’Università italiana non debba riguardare soltanto la qualità e la quantità dell’offerta didattica, ma che più in generale debba  occuparsi di tutti i servizi messi a disposizione (alloggi, mense, strutture per lo sport, attività culturali), e della "qualità della vita" degli studenti nelle città universitarie. Molti di questi temi esulano dai tradizionali ambiti dall’amministrazione accademica e quindi per la loro trattazione  sarà fondamentale la collaborazione delle università con le istituzioni territoriali, in primo luogo con le aziende per il diritto allo studio universitario e le amministrazioni locali.

Uno dei problemi la cui soluzione richiede un approccio di questo tipo è quello della "residenzialità" studentesca. 

In Italia l’offerta pubblica di alloggi per studenti è ampiamente insufficiente a soddisfare la domanda (27.000 posti a dispostone rispetto a 400.000 fuori-sede non pendolari), per cui la stragrande maggioranza di essi è costretta a rivolgersi al mercato privato.  

Qui a Pisa sono circa 12000 gli studenti che hanno necessità di risiedere in città. Da una ricerca svolta dal DSU risulta che l’affitto medio per persona varia dai 250 euro mensili, per una stanza singola in centro storico o in are “pregiate” della città, ai 150 euro, per una camera doppia in periferia.

Nel mercato degli affitti quindi la quota portata dagli studenti costituisce una fetta molto consistente e remunerativa specie se si considera che c’è un’ampia diffusione di contratti irregolari, a cui corrisponde spesso l’evasione fiscale. Solo il 20-30% dei rapporti di locazione è a norma di legge. Va anche aggiunto che a volte le case affittate agli studenti rasentano la soglia della decenza, mancanza di uso della cucina; scrivanie, mobili ed arredi che per definirli tali occorre avere una buona immaginazione, bagni piccolissimi senza finestra, “camere doppie” con letti a castello altrimenti in 2 non ci si può stare, sono situazioni che di frequente vengono presentate a chi cerca una sistemazione e giustificate con la frase “Tanto siete studenti…”.   

Si siamo studenti appunto, consapevoli dei torti che subiamo ed in grado  di fare proposte per la soluzione di questo problema.

Per quanto riguarda la normativa sugli affitti una volta  c’era  "l’Equo Canone". Una legge che, col passar del tempo, avendo perso gran parte dei suoi scopi iniziali ed essendo diventata troppo svantaggiosa per i locatari aveva di fatto bloccato il mercato degli affitti. Furono quindi introdotti i "Patti in deroga" all’equo canone che, liberalizzando il mercato, dovevano contribuire ad incentivarlo; ma il dispositivo di legge a carattere transitorio era molto parziale, ed invece di risolverli aggravò i problemi esistenti nel settore delle locazioni abitative.

Nel Dicembre 1998 è stata approvata la legge 431, attualmente in vigore, con lo scopo di agevolare il mercato dell’affitto offrendo incentivi sia ai proprietari che agli inquilini tramite l’introduzione dei contratti concordati.

La legge 431 impone la forma scritta per la stipula di qualunque tipo di contratto di locazione ed impedisce l’esecuzione degli sfratti se il contratto non è stato registrato e se il proprietario non dimostra l’avvenuto pagamento dell’IRPEF e dell’ICI.

Due sono le forme principali di contrattazione attualmente previste:

L’AFFITTO CONCORDATO e L’AFFITTO LIBERO.

L’AFFITTO CONCORDATO prevede la pattuizione di un canone da stabilire entro valori massimi e minimi, variabili secondo l’ubicazione e lo stato dell’alloggio, che sono stabiliti in un accordo concordato tra le Associazioni sindacali dei proprietari e degli inquilini.

Tale contratto prevede i seguenti vantaggi :

per i proprietari:

 per gli inquilini:

Nel dettagli sono previsti tre tipologie differenti di contatti concordati a seconda delle esigenze delle parti;

CONTRATTI CONCORDATI IN GENERALE

CONTRATTI CONCORDATI TRANSITORI

CONTRATTI CONCORDATI PER STUDENTI FUORI SEDE

L’AFFITTO LIBERO Dà la possibilità di stipulare contratti di locazione non soggetti ad alcuna condizione se non concordata liberamente tra le parti, eccetto la durata di 4 anni (+ altri 4 se il contratto non viene disdettato dal proprietario per giusta causa).

Il canone, così come le altre clausole contrattuali, viene fissato d’intesa tra le parti.

Per questi contratti non sono previste agevolazioni fiscali per il proprietario.

È chiaro tuttavia che potranno accedere a tutti i tipi di contratto solo gli appartamenti per cui venga garantita l’abitabilità.

Se però si tiene conto :

·       della diffusa illegalità .

·       dell’alta concentrazione di agenzie immobiliari, che controllando una parte sempre più considerevole del mercato immobiliare, agiscono da moltiplicatore dei canoni d’affitto .

·       del fatto che se i parametri per il calcolo degli affitti concordati non vengono adeguati tenendo conto delle variazioni del mercato, tali contratti risultano molto svantaggiosi per i locatori.

·       della possibilità permessa dalla 431di fare contatti “Liberi”.

 Si capisce perché di fatto il contratto concordato in questi anni non è stato quasi mai applicato, salvo che in qualche raro caso.

Per far si che questa tipologia di contratto finalmente decolli, ritengo che si debba agire su due fronti : combattere l’illegalità ed aumentare gli alloggi gestiti dal DSU. 

Occorre innanzitutto combattere l’illegalità attraverso controlli sistematici e capillari. In una situazione di totale legalità i proprietari che preferiscono contratti di durata limitata avrebbero tutto l’interesse ad  utilizzare il contratto concordato,  il contratto concordato per studenti è l’unico modo che gli permette di affittare regolarmente un appartamento a studenti con contratti di durata annuale (la tipologia più diffusa). Oggi, in mancanza di controlli sistematici, si preferisce in molti casi rischiare, continuando ad utilizzare tipologie contrattuali improprie e illegali. È evidente quindi che per far funzionare il sistema dei contratti calmierati, le istituzioni competenti dovranno mettere in campo una politica di deciso contrasto dell’illegalità. In caso contrario, è molto probabile che, a dispetto della buona volontà e l’impegno di tutti, la situazione concreta non cambi, visto che qualunque incentivo fiscale non sarà mai conveniente rispetto ad una situazione di evasione totale.

L’ attuale disponibilità di posti letto forniti dal DSU è insufficiente a garantire un posto alloggio a tutti gli studenti che ne hanno diritto. Ritengo che questo sia l’obbiettivo  minimo da raggiungere al più presto ed il  punto di partenza per un D.S.U. che deve estendere l’offerta del servizio alloggio anche agli studenti non vincitori di borse di studio, offrendo tale servizio a “pagamento” in relazione alle condizioni economiche dello studente. E’ necessario pertanto  che il DSU arrivi a disporre di un numero di posti letto pari ad almeno il 25% della popolazione universitaria. Penso che sia indispensabile un’agenzia per la casa, gestita dal D.S.U. Tale agenzia, insieme ad un servizio di consulenza sulla regolarità dei contratti di locazione, deve :

·       Tutelare ed assistere gratuitamente agli studenti.

·       Favorire l’incontro tra proprietari e studenti, dando garanzie sull’uso dell’immobile al primo e tutele ai secondi sia attraverso il canone concordato sia controllando l’abitabilità dell’appartamento.

Tale agenzia provoca anche all’abbattimento degli attuali costi di locazione del 15% (percentuale del canone di affitto dovute alle agenzie private). In tale scenario il contratto di affitto concertato diverrebbe più conveniente per tutti e ciò porterebbe sgravi economici sia agli studenti non serviti dal DSU sia a tutti i cittadini che hanno bisogno di un alloggio.

 

Giorgio Filippi.

Indice