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Sasso Pisano:
Le prime tracce storiche
risalgono al 896, quando il vescovo di Volterra Alboino a tra i suoi possessi
il “Chastello di Saxo” (castello molto precoce rispetto alla media del
territorio!).
Tuttavia si ritiene che l’insediamento
primario sia di origine longobarda (intorno al VII sec); questo popolo
germanico occupò un territorio ancora ostile ed esposto a incursioni armate di
ogni genere, pertanto fu necessario arroccarsi in luoghi strategici, difesi
naturalmente.La posizione del Sasso certamente riuniva numerosi vantaggi: era
facilmente difendibile, aveva una vista sulla vallata sottostante e,
soprattutto, sulla strada carrabile Populonia-Volterra, sorgenti di acqua,
ricchi boschi da cui prelevare il legname per la metallurgia. E’ da
sottolineare che a quell’epoca la zona pianeggiante circostante l’abitato
(attuali campi sportivi) era in realtà una laguna di acque minerali bollenti
(detta “Troscia”) che offriva un ulteriore baluardo ad eventuali
incursioni.
Sembra addirittura che presso il Sasso
(Adarbia) vi fosse un importante nodo stradale che collegava anche i centri del
senese con la già citata strada.
Riprendendo la storia documentata
troviamo ancora il Sasso sotto vari vescovi volterrani succedutisi nei secoli,
fino all’inizio dell’XI secolo, quando inizia una contesa tra Comune e
Vescovato di Volterra, con alterne vicende che vedono alcuni abitanti assumere
posizione e schierarsi con giuramento a favore del comune.
Nel 1205 Ruggerino di Castelnuovo giura
per il Sasso i “comandamenta” nelle mani del vescovo Ildebrando di Volterra, a
titolo del Comune.
Nel 1239 tutti gli uomini del castello
del Sasso giurano obbedienza al podestà di Volterra Orlandino da Porcari.
Intorno al 1250 vi fu una grande povertà
tra gli abitanti del Sasso che furono costretti a contrarre un prestito di 1500
lire con il vescovo di Volterra; pur essendo prevista la restituzione in 10
anni, il debito non viene onorato.Ne nasce una causa per dirimere la quale
vengono inviati al Sasso nel 1288 tre frati francescani che concordano
pagamenti annuali in natura parte al vescovo, parte al Comune di Volterra.E’
interessante apprendere che a quella data gli abitanti (probabilmente i
capifamiglia) del Sasso ammontavano a sole 52 unità.
Varie estrazioni minerarie nella storia
di questo paese costituirono fonte di reddito; emblematica per importanza fu la
produzione dell’allume.
Altre produzioni note fin dall’antichità
furono quelle derivate dai “lagoni” del Sasso: il vetriolo lo zolfo; del primo
risulta un significativo commercio nei giornali di gabella volterrani intorno
al 1434-35 per iniziativa di Francesco de Larderel.
L’attività inizio nel 1832, e gia nel
1850 lo stabilimento contava su 73 unità lavorative, di cui 16 fisse; inoltre
nel 1875 vide la nascita di una nuova società: l’A. e G. Fossi che diede lavoro
ad altri 40 operai; nel 1900 risultavano occupate globalmente 99 unità.
Questo “eldorado” italiano finì quando
furono scoperti vasti giacimenti di borace negli Stati Uniti che fecero crollare
il prezzo sul mercato di questo prodotto, rendendone antieconomica l’estrazione
dai soffioni. Tuttavia, con la successiva fusione della varie ditte nella
“Larderello s.a.”, avvenuta nel 1912, per la produzione di energia
termoelettrica, vi fu un iniziale calo occupazionale, recuperato
successivamente, tanto che nel 1939 si potevano contare 125 occupanti, di cui
60 a Larderello.
La storia religiosa del Sasso si
intreccia con le vicende di S. Pietro, S. Rocco e S. Guglielmo che vi soggiornò
a lungo. S. Guglielmo, monaco, eremita convertito da S. Bernardo, venerato e
riconosciuto come il fondatore dei “Guglielmiti” e tra i fondatori dell’ordine
Agostiniano; figura leggendaria e suggestiva di eroe medievale ed anche santo
taumaturgo. In uno dei suoi innumerevoli viaggi aveva anche effettuato un
pellegrinaggio in Etruria, seguendo le vie della devozione a S. Pietro
Apostolo, che toccando Sasso e Montieri.
In merito al santo non si può tacere una
curiosa vicenda circa le sue ed altrui reliquie.Fino al secolo XVII
nell’armadio della chiesa castellana del Sasso si conservano alcune vestigia:
un osso del braccio ed uno della gamba di S. Guglielmo, due teste con busto di
legno di S. G. e S. Silvestro, una croce d’avorio, un crocefisso d’ottone, di
pertinenza sempre del nostro santo; non esistendo formale autenticazione di
queste reliquie, furono fatte bruciare a seguito di specifico ordine vescovile;
anche luoghi legati al nome del santo furono rinominati dopo il 1840, a seguito
di cessione ai Ricciarelli.
Una storia a parte, ma di notevole
impronta sul territorio, ebbe un ente religioso situato fuori dal abitato,
sulle pendici di Lunganaio; la Pieve di Commessano; premillenaria,
Chiesa matrice, situata non lontano dalle sorgenti del Cornia. Nel passato
numerose chiese dei paesi del circondario furono sottoposte a questa pieve,
compresa la chiesa di S. Lorenzo di Moterotondo.
Rappresentativa dell’importanza fu
controversia sorta nel 1229 che vide opporsi le comunità di Castelnuovo, Sasso
e Leccia Per il possesso di questa pieve; il 24 di dicembre un giudice,
incaricato appositamente da Volterra, Risorse il problema revisionando i
confini e ponendo fine al contenzioso.
Sfortunatamente L’edificio andò in rovina
gia dal XIII secolo; nel 1440 tutti i suoi privilegi vennero trasferiti alla
chiesa di S. Bartolomeo del Sasso.Le rovine di questa chiesa sono ancora
visibili nei pressi del podere “Pino di sopra”, nei pressi del paese, sulla
destra del Cornia.
Costituisce un’interessante esperienza
quella che attraversò la Toscana nel XV sec., ed in particolare il territorio
volterrano, sotto la cui giurisdizione ricadeva anche il Sasso.
Era l’epoca degli intraprendenti
imprenditori comunali che allacciavano accordi commerciali senza remore di
politica o di campanili; tant’è che, piuttosto di sterili concorrenze o di
improduttive lotte di mercato, instauravano collaborazioni con tutti gli
operatori; inoltre, con grande lungimiranza, differenziavano il rischio su vari
settori d’interesse. In pratica cercavano di garantirsi tutti i passaggi della
catena commerciale, dalle materie prime fino alla vendita all’utente finale,
con partecipazioni a tutti i livelli. Tuttavia ciò non era visto di buon occhio
dalle politiche espansionistiche dei grandi comuni e creò l’occasione per
contrasti anche violenti; cosa che avvenne puntualmente anche tra Firenze e
Volterra.
Risulta da atti d’epoca che Michele di
Salvestro Fei, attivo lanaiolo, ebbe in affitto nel 1405 le “lumaie” del Sasso,
comunque in questo commercio primeggiarono i Minucci, ambedue queste famiglie
Volterrane di un ceto mercantile cittadino che tra il XIV e il XV sec.
accumularono fortune e diedero, con tale attività, molto fastidio al potere dei
Medici che nel 1472 arrivò a scatenare la così detta “guerra delle allumiere”
contro il Comune di Volterra, titolare della produzione e del commercio.
L’importanza di questo prodotto in
antichità è riconducibile al suo utilizzo, indispensabile per la concia delle
pelli e la tintura dei tessuti, ambedue attività primarie per i commerci di
Firenze. Le truppe mercenarie fiorentine vinsero e, oltre a distruggere gli
stabilimenti di produzione del Sasso, misero al sacco anche Volterra (il famoso
saccomanno), con gravi danni da cui la città si riprese con molta fatica, dopo
diversi anni.
La cappella fu commissionata a Giovanni
Michelucci dalla società Larderello nel 1956, insieme a tre gruppi d’abitazioni
a schiera (Lagoni di Sasso), integrate dal centro sociale e al circolo
ricreativo, in un’area caratterizzata da manifestazioni di carattere
geotermico. Il piccolo edificio religioso è costituito da un’aula rettangolare,
conclusa da un’abside curvilinea ed affiancata da una stretta fascia con la
sagrestia e minuscoli ambienti di servizio; su questo fabbricato laterale
s’innesta il campanile a vela. Il prolungamento dei muri laterali dell’aula
delimita un vestibolo coperto dove i sedili invitano ad una sosta.
Presso il Sasso scorre un fiume
denominato Cornia. Il fiume nasce da S. Ugo (podere in periferia di Sasso
situato sulla SS.439.Sarzanese Vald’Era) e ha due affluenti: il primo nasce
sotto il cimitero del paese mentre l’altro dalla Leccia.Esso sfocia nel Mar
Tirreno passando da Piombino.Riguardo al nome di questo fiume ci sono delle
incertezze perché, mentre alcuni storici affermano che il nome viene da un
antico castello del conte Tigrino di Cornia, altri affermano che il nome
proviene dalla sua sorgente e dai due affluenti somiglianti a tre corni.
La Leccia è un piccolo borgo situato su
uno sperone collinoso, isolato nei territori del Sasso. La storia di questo
borgo è connessa con le vicende di Volterra, di Sasso e della famiglia dei
Pannocchieschi. Il primo feudatario di questo castello fu la contessa Gilda, la
quale con il consenso di suo figlio Uguccione fece delle generose donazioni
alla Badia di S. Pietro a Palazzulo di Monteverdi.In oltre la Leccia figura
come uno dei castelli che Arrigo VI donò al Vescovo di Volterra, Ildebardo
Pannocchieschi, nel 1186.
Gli abitanti di questo borgo, nel 1203,
giurarono fedeltà al comune di Volterra in caso di scontri. Nei secoli
successivi la storia della Leccia s’interseca con quella di Sasso.

Vecchienne è un antico casolare, che
dista poco più di due chilometri da Monterotondo Marittimo (in provincia di
Grosseto) e cinque chilometri dal Sasso. Sicuramente il castello appartenne un
tempo ai Vescovi di Volterra; ma fu messo a ferro e a fuoco dai Volterrani
medesimi nel 235, proprio come reazione alla diffida avuta da Gregorio IX. Nel
1970 divenne un’importante fattoria di proprietà del Conte Aloisi, il quale
sposò una delle figlie di De Larderel; è per questo motivo che la villa
padronale più importante di Vecchienne fu chiamata Aloisi-De Lardarel.
Bruciano era un castello, ora una
fattoria abitata da una famiglia di tedeschi, dove vi sorge una piccola
Cappella annessa all’arcipretura di Castelnuovo V.C.. La sua storia è collegata
a quella del Sasso.