3.

CULTURA E "FORMAZIONE CULTURALE"

 

1.

Un nuovo contesto culturale per le politiche formative

Dopo le trasformazioni degli anni '70 e il dibattito sull'"intervento culturale" nel Mezzogiorno, con l'inizio degli anni '80, si va formando una specifica domanda a livello di regioni, enti intermedi e comuni: la domanda di formazione di "operatori culturali". In gran parte, siffatta domanda è convogliata verso il Formez che se ne fa formalmente carico dal 1980 in avanti, elaborando il progetto "formazione operatori culturali". Il "progetto" va ruotando, preliminarmente, intorno all'esigenza di un chiarimento delle questioni legate alla dinamica dell'"offerta culturale".

Secondo uno studio Formez del novembre 1980, i fronti della problematica dell'offerta culturale sono sostanzialmente due:

    1. promozione di "iniziative di grande respiro"; p. es., la creazione di un "sistema informativo unificato" nel settore delle biblioteche meridionali;
    2. costituzione di "nuclei operativi ambulanti": cioè, formazione di "operatori formativi" con possibilità di mobilità sul territorio meridionale e capacità di intervento in aderenza alla "domanda locale".

Risulta qui chiaro che la dinamica dell'"offerta culturale" va invariabilmente correlata alla dinamica della "domanda culturale". Tenendo conto di tale dialettica, il Formez elabora la categoria e l'esperienza dei corsi di "formazione/ricerca-intervento", secondo cui il programma di ricerca è ineliminabilmente avvinto all'esperienza dell'intervento. L'attenzione a "misurare" la domanda tantopiù non deve perdere di vista la "prospettiva di una riorganizzazione delle metodologie e dei contenuti stessi dell'offerta, sperimentando in questo senso nuovi approcci".

Rimane il fatto che il problema dell'offerta culturale è di più agevole inquadramento, rispetto alla questione rappresentata dalla "conoscenza della domanda culturale".

Addivenire ad una compiuta conoscenza della domanda culturale e ad una sua corretta elaborazione/interpretazione è assai difficile, data la mobilità e complessità della materia (quando si esprime); senza tener conto, poi, del suo carattere di latenza e di incapacità di espressione che la fa funzionare come una sorta di "fiume carsico". Pertinentemente, il documento di sintesi del Formez conclude che la questione non è risolvibile con la formula dei "corsi formativi" di nuova generazione; si richiede, viene fatto osservare, "un arco sistematico di ricerche da convenire con le Regioni".

Emerge, dunque, pressante il bisogno di muoversi verso una nuova nozione di "cultura" e di "politica per la cultura" per il Mezzogiorno (degli anni '80). Gli indirizzi e i moduli culturali di tutta l'azione formativa passata (in particolare, del Formez) vanno sottoposti a profonda revisione. Il vecchio postulato, secondo il quale l'immissione della "cultura tout court" nel Sud aveva, di per sé, un "profilo rivoluzionario", si fa osservare nel documento, "è in una certa misura venuto a scadenza"; oggi "il nocciolo della questione si è spostato ad un livello più alto dove da un canto l'acculturazione della società meridionale ha assunto caratteri in parte autonomi e, comunque, tutti da individuare e, dall'altro, si sono realizzate figure di operatori non solo culturali (la nuova soggettività del Mezzogiorno) da cui non si può prescindere nella progettazione dell'intervento locale".

 

2. Verso un nuovo modello di attività formativa

Come già accennato, il modulo teorico-operativo che deve presiedere all'attività formativa, secondo il Formez, deve coniugare due momenti: a) la formazione e b) la ricerca-intervento. Questa pare la dimensione base per l'attivazione dei processi fondanti della nuova attività formativa. Si tratta dell'integrazione delle seguenti variabili:

    1. scientificizzazione: vale a dire, "diffusione di nozioni, esperienze e tecniche in grado di promuovere più alti livelli di professionalità";
    2. autocoscienza;
    3. conoscenza della domanda culturale locale, intesa come ""forma espressiva" del mutamento della società civile del Mezzogiorno".

Secondo questo modello, il processo di costruzione/trasmissione della formazione si incardina su due assi. L'uno di natura oggettiva (Formez/Regioni), regolante il "trasferimento di inputs formativi e di innovazione scientifico-conoscitiva attraverso la ricerca/intervento". L'altro di natura soggettiva che concerne l'area degli interessi degli operatori culturali, regolante la connessione dell'obiettivo dell'elevazione della professionalità con quello della "promozione dei processi di autocoscientizzazione".

Il processo di formazione si qualifica, così, come "work in progress", come "progettazione continua" interna alla realtà culturale, sociale ed economica entro cui l'operatore è inserito; col che le dicotomie classiche tra un "prima" e un "dopo", fra una dimensione "didattica" ed un'altra "tecnico-professionale" e così via vengono abbattute.

Non meno rilevanti, secondo questa prospettiva, sono le trasformazioni sul piano metodologico.

Nel processo formativo, fin dall'inizio, vanno inseriti "elementi di autogestione" che consentano agli operatori culturali "possibilità reali di autoregolamentazione"; in secondo luogo, il processo formativo deve essere regolato dal "principio dell' alternanza", secondo cui le fasi di "formazione" debbono alternarsi con quelle di "ricerca-intervento", il lavoro di "gruppo guidato" alternato con il lavoro di "gruppo autogestito", la permanenza in loco alternata con viaggi di studio e confronto con altre esperienze (nazionali ed estere).

Come utile propedeutica al "principio dell'alternanza" vengono pensati i "seminari pre-corso" che diano adeguata informazione intorno alla specificità dei vari progetti di formazione a cui il corso si ispira, mettano in evidenza le esperienze e le conoscenze dei singoli operatori, in modo che si possa intenzionare il necessario processo di omogeneizzazione.

 

3. Un'ipotesi programmatica

È interessante visualizzare come, su questa "base cognitiva", il Formez arrivi a formulare "proposte programmatiche. Riportiamo, in proposito, un'ipotesi elaborata in un documento interno Formez ("Linee per un'attività di formazione per operatori di servizi culturali") del 1981. Riproduciamo integralmente le pagine in questione.

 

1) Metodologia della ricerca sociale ed elementi di psicologia sociale:

- tecniche di rilevazione ed analisi delle fonti;

- metodi ed esperienze di animazione socio-culturale;

- dinamiche di gruppo;

- elementi di teoria dell'organizzazione.

2) Sviluppo economico-produttivo regionale e tendenze dell'occupazione:

- analisi settoriale e territoriale dell'economia regionale;

- struttura e dinamica dell'occupazione;

- aree di vitalità o di depressione economica; l'economia sommersa;

- l'andamento del terziario;

- il rientro degli emigrati;

- il lavoro stagionale.

3) I sistemi informativi:

- struttura e logica dei sistemi informativi;

- le esperienze nei servizi socio-culturali;

- informatica e pubblica amministrazione;

- le risorse disponibili a livello regionale.

4) Decentramento e nuovi enti territoriali:

- definizione e competenze degli enti intermedi;

- il quadro regionale;

- scomposizione ed ipotesi di riaggregazione su specifiche competenze di distretti scolastici, ULSS, comunità montane;

- ipotesi di intervento nel settore socio-culturale.

5) Domanda ed offerta di servizi culturali a livello regionale:

- le strutture, la spesa, gli operatori, il quadro istituzionale dell'intervento;

- le dinamiche dei consumi alimentari;

- il patrimonio culturale minore;

- il ruolo delle comunicazioni di massa.

 6) Le tradizioni culturali locali e la lingua:

- folklore, feste, tradizioni religiose;

- scuole e dialetto;

- l'integrazione linguistica degli emigranti.

 

Il "progetto Formez" per la formazione di operatori culturali nel Molise muove da queste basi e lungo questa prospettiva, realizzando, nel contempo, una passo avanti nell'esperienza formativa del Formez.