4.
CULTURA E FILOSOFIA DELL'INTERVENTO CULTURALE
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1. |
Insufficienza teorica ed epistemologia dei moduli di "lettura culturale" del Sud |
Tradizionalmente, il Mezzogiorno è stato considerato come uno dei luoghi di germinazione e persistenza della "ragione classica": a partire dalla "Magna Grecia" fino ad arrivare agli "illuministi napoletani" (prima) e agli "hegeliani napoletani" (dopo). Nel mezzo, si inseriscono le figure rilevanti di Campanella, Bruno e Vico. Per solito, tuttavia, storiografia e filologia hanno omesso di tenere nel debito conto il rapporto conflittuale tra "classicità" e "modernità" che si è andato storicamente dipanando nel Mezzogiorno, creando delle dicotomie che non reggono agli approfondimenti tematici e analitici.
Se è, difatti, vero che la "ragione moderna" su più punti si discosta dalla "ragione classica", altrettanto è vero che essa ne realizza, in larga parte, il programma. I processi di modernizzazione, insomma, si sono nutriti anche dei topoi della "ragione classica", senza i quali non avrebbero potuto trovare momenti di attivazione e proliferazione. Ciò è vero soprattutto in tema di esaltazione degli universali di razionalità.
Il logos della "ragione classica" riunificava in sé razionalità, contemplazione, scienza e prassi; mentre, invece, il logos della "ragione moderna" sottomette direttamente la prassi alla razionalità della scienza, espungendo gli universi discorsivi della "ragione contemplativa" e i percorsi della "prassi virtuosa". Qui possiamo reperire uno scarto e una discontinuità; ma anche rinvenire una profonda linea di continuità, in quanto l'universo calcolante della "ragione moderna" mutua i suoi schemi modulari dalla razionalità contemplativa della "ragione classica". L'esaltazione tecno-scientifica predicata e posta in essere dalla modernizzazione è, per molti versi, esaltazione di quell'originario "senso greco delle cose" che preside alla nascita della "ragione classica".
Dire, quindi, che la modernizzazione del Mezzogiorno (dall'ipotesi di urbanizzazione a quella dell'industrializzazione) abbia proceduto mettendo completamente da parte la "ragione classica" non appare convincente e corre il rischio di essere fuorviante. Fuorviante anche per la riduttività delle terapie che da tale diagnosi vengono derivate. Si tratterebbe, infatti, per il Mezzogiorno di:
In tutti i due casi, siamo posti di fronte ad un Sud immobile e passivo che si è lasciato espropriare (prima) della "ragione classica" e che dovrebbe (ora) appropriarsi della "ragione moderna". L'appropriazione della "ragione moderna" dovrebbe procedere in uno con il recupero della "ragione classica"
(1). Va chiarito che, secondo i modelli che si stanno qui mettendo in questione, sinonimo di "ragione classica" è: "cultura umanistica"; mentre, invece, sinonimo di "ragione moderna" è: "cultura scientifica".Proprio qui emergono l'indigenza epistemologica e l'insufficienza teorica dei moduli di "lettura culturale" del Sud, oscillanti tra:
Un'esemplificazione sintomatica per tutte: "Il passato ha depositato nelle regioni meridionali un immenso capitale storico-culturale: ciò fa del Sud d'Italia uno dei grandi territori della cultura e della ragione classica. L'uso di queste risorse può essere il più svariato, ma sempre esse si propongono come fondamentale patrimonio della coscienza storica non solo della società meridionale. Il futuro richiede al Mezzogiorno il "recupero" dei più recenti sviluppi della cultura occidentale: in sintesi, si tratta di uno sforzo di adeguamento della cultura meridionale ai valori elaborati nel corso dell'ultimo secolo dalle punte avanzate della società industriale europea"
(2).|
2. |
Rileggere la storia: oltre il "mito della storia " (globale) e dei paradigmi della microstoria (locale) |
Per noi, al contrario, non si tratta né di "conservare" e "recuperare", né di "adeguarsi"; bensì di produrre "culture nuove", con riferimento critico sia alle radici delle tradizioni culturali meridionali che ai paradigmi e ai codici della modernizzazione. Il Sud, proprio perché zona liminare del "conflitto culturale", terra di confine tra Oriente e Occidente e tra antico e moderno, è uno dei luoghi privilegiati per la produzione/invenzione del nuovo e dell'inedito.
Se il nostro approccio appare avere un fondamento, è l'asse dell'intervento culturale nel Mezzogiorno, con suoi "criteri veritativi" e i suoi "criteri di finalizzazione", che muta radicalmente.
Innanzitutto, va letta con strumenti di analisi più affinati e affilati la morfogenesi socio-culturale del Sud dall'antico al contemporaneo, non più semplicisticamente assimilabile ad "arretratezza storica" e "degrado civile". Tutta la "concatenazione dialettica" di "antico" e "moderno", "avanzato" e "arretrato" va completamente riletta.
Che l'ipotizzato processo di arretratezza storica faccia registrare una "diacronia culturale"
(3) rispetto ai "processi di sviluppo", in secondo luogo, è una circostanza tutta da reinterpretare. Un "tempo altro" (non sincronico, ma diacronico) non è di per sé un'evidenza negativa, un segno/simbolo di regresso. Nell'altro tempo delle diacronie culturali alloggia il "rimosso storico" non solo in termini di "residualità", ma anche di "possibilità futurante", di "alterità dimorante", di "presenzialità più ricca". Il tempo diacronico non è soltanto una possibilità che si situa oltre le sincronie temporali dominanti, ma introduce anche delle "distonie" nel catalogo soffocante delle "sintonie" culturalizzate e ritualizzate come "segnali del certo" e "segni del vero".E, dunque, il "problema dei problemi" non è: "immettere nel Sud modelli di azione socio-culturale in grado di promuovere la definitiva transizione della formazione sociale meridionale dall'attuale stadio, che è di raggiunta (anche se squilibrata) "modernità" ad uno stadio di effettiva "contemporaneità""
(4).Anacronistico è, pertanto, inseguire l'elaborazione di un "disegno culturale" moderno per lo "sviluppo autonomo del Mezzogiorno", dall'interno dell'universo culturale-filosofico che fa perno sul primato della scienza e della razionalità industriale. Drammaticamente "fuori asse" è questo orizzonte di riferimento: "Quel che sembra essere mancato è stato il coraggio di proiettare il Sud nel futuro, anticipando proprio nelle regioni meridionali il processo di ristrutturazione e riconversione dell'intero sistema produttivo nazionale"
(5).Per questa chiave di lettura, la storia sarebbe il "grande referente della cultura classica meridionale e meridionalista: un mito "forte" che sottende, ad un tempo, la possibilità di una concatenazione oggettiva degli eventi e delle cause, e quello di una concatenazione soggettiva dell'interpretazione e della narrazione storiografica"
(6).Questa impostazione, si sostiene, dovrebbe allinearsi alle esigenze della "ragione storica moderna": "A questa cultura, tradizionalmente attestata ad ideali di globalità e di centralità della storia, occorrerebbe oggi tentare di allineare una storia agita a livello "micro", miniaturizzata, reperita in una miriade di luoghi e di interstizi. In questi anni, infatti, anche nel Mezzogiorno il recupero del passato si è configurato sempre più come "filosofia della cultura" basata su un rapporto di memoria con il territorio e la sua storia (spesso avvertiti quali momenti e strumenti di riappropriazione di un'identità sociale a livello periferico), su fenomeni di partecipazione allargata alle vicende del locale, su di una concezione del mondo e su di un senso comune in cui sempre più rilevante è la posizione occupata dagli avvenimenti storici e dalle culture ritenuti un tempo marginali (anche perché riferiti alle classi subalterne)"
(7).
Note
(1) Una caratteristica affermazione di questa posizione è reperibile nella "filosofia" e nella "cultura" che ispira l'azione del Formez negli anni '80. Cfr., sul punto, i contributi ospitati nelle sezioni 6 e 7 dell'antologia ricorrentemente citata; in particolare, pp. 156-176.(2) S. Zoppi, Tematiche culturali e linee operative, documento interno Formez (luglio 1982), in Formez (antologia a cura di Silvia Pertempi), Intervento culturale e Mezzogiorno, I - L'azione del Formez per il sostegno e la valorizzazione delle risorse culturali, cit., p. 157.
(3) Qui, come in seguito, assumiamo come referente critico paradigmatico il "Documento elaborato dal Formez per il Ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno" (febbraio 1982, in Formez (antologia a cura di Silvia Pertempi), Intervento culturale e Mezzogiorno, I - L'azione del Formez per il sostegno e la valorizzazione delle risorse culturali, cit., pp. 163-171.
(4) Ibidem, p. 163.
(5) Ibidem.
(6) Ibidem, p. 167.
(7) Ibidem.
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