CRITICA LETTERARIA: BOCCACCIO

 

Luigi De Bellis

 
 
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Giudizi e testimonianze attraverso i secoli

La novità dell' "Elegia di Madonna Fiammetta"

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Lo "stile medio" del "Decameron"

Il realismo del "Decameron"

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La novità dell' "Elegia di Madonna Fiammetta"
di S. BATTAGLIA



Con la Fiammetta il Boccaccio scrive il primo romanzo psicologico della nostra letteratura: protagonista è la donna, non più ombra e proiezione della passione dell'uomo, ma attrice della vicenda amorosa. È una rivoluzione di natura morale e letteraria che, come sottolinea il Battaglia, avrà conseguenze decisive sullo svolgersi della cultura letteraria d'Europa.

Con la Fiammetta il Boccaccio ha scoperto il «tempo lento» della prosa psicologica e analitica. La critica suole giudicare la Fiammetta una «elegia» ipertrofica, cioè un breve frammento poetico allargato alle dimensioni d'un romanzo; ma non c'è maggior pregiudizio nel valutare quest'opera che considerarla sul piano lirico. La Fiammetta inaugura nella letteratura italiana ed europea la pagina introspettiva, la sottile e difficile arte della confessione e del monologo interiore. La sua importanza nell'ambito della cultura contemporanea è comparabile alla funzione che in epoca moderna hanno esercitato opere come La Nouvelle Héloise di Jean-Jacques Rousseau e Die Leiden des jungen Werther (I dolori del giovane Werther) del Goethe.

L'Elegia del Boccaccio non è solamente un canto d'amore e di separazione, ma una precisa indagine del momento passionale, condotta con trepida pazienza, anzi con accanita e puntigliosa minuzia. Egli l'ha concepita con il rigore del trattato, con quella esauriente curiosità di tipo enciclopedico e casistico, che fa pensare ancora ai metodi della mentalità medievale e scolastica: ma animata e affrancata da una urgenza contemporanea, che ne assicura il valore moderno.

E se si volesse stabilire un raccostamento concreto con opere anteriori che abbiano agito fortemente sulla cultura dei secoli prossimi al Boccaccio, si dovrebbe pensare anzitutto all'anonimo Pamphilus e al De Amore di Andrea Capellano. Il primo è una delle cosiddette «commedie elegiache» fiorite dal risveglio classicheggiante del secolo XII, nelle scuole monastiche lungo le fertili regioni del Reno, tra Francia e Germania; il secondo è il trattato piú spregiudicato con cui alla fine dello stesso secolo un perlato provenzale riassumeva la civiltà trovatorica e cortese dell'intera Francia. E il Boccaccio ha certamente conosciuto l'uno e l'altro. Per il primo, basterebbe a farne fede il nome del protagonista, che l'ignoto autore medievale aveva scelto a indicare l'onnipossente esperienza dell'amore. Nelle storie letterarie si suole invocare la presenza di questi nomi ellenizzanti, quali Filocolo («appenato-d'amore») Filostrato («vinto-d'amore») Panfilo (« utto-amore») a testimonianza dell'incipiente classicismo del Boccaccio; e viceversa sono proprio questi tratti che documentano la genealogia medievale della sua cultura. La fortuna, del resto, del Pamphilùs è stata grandissima. La realtà erotica che quell'anonimo poeta aveva ricondotto alla ribalta letteraria, toccava l'esperienza più inquietante del Medioevo, con quel suo costante e suggestivo gioco di sentimenti e di istinti, d'ingenuità e di peccato.

Le simpatie letterarie che nutrono il tessuto della Fiammetta, sono cosí palesi e per nulla dissimulate, che a rintracciarle si fa lieve fatica. Gl'insegnamenti di Seneca (per la nozione moralistica e i toni drammatici), di Ovidio (non solo per l'Ars amatoria, ma anche per le Heroides, specie la storia di Filli e Demofoonte), di Lucano (per l'apparato storico-mitologico) si avvertono all'orecchio, come note di spartiti conosciuti ed ora inserite in una nuova linea melodica. Isolarle e restituirle ai testi originali equivale a segnare il passo delle letture boccaccesche, che, peraltro, erano comuni a tutta l'educazione medievale, né la loro presenza poteva pregiudicare l'originalità dei nuovi scrittori. E le voci di Seneca e Ovidio e Lucano e del Pamphilus sono riassorbite e rinnovate in una modernità di sensi che assicurano alla Fiammetta un'assoluta autonomia artistica.

Il clima del Filocolo era quello dell'avventura romanzesca, in cui i fatti sentimentali sembrano delle ampie oasi, come grandi digressioni che indugiano un discorso svagato; e, viceversa, la Fiammetta è un unico itinerario silenzioso per le segrete vie dell'intimità. La tela del romanzo, che è pur presente nella Fiammetta, è tuttavia il meno del libro: è sottintesa e non dà sorprese. Quel che conta è la ricostruzione delle sue ragioni più interiori, dei suoi moti più segreti e sottili, quelli che sfuggono alla stessa coscienza e s'intravedono solamente con l'intuizione, la quale via via li separa e li ingrandisce, come le cellule d'un organismo alla lente del microscopio.

Quel tanto di psicologismo implicito nella formula dello « stilnovo » , dove era o tendeva a diventare intellettualistico, è ora riportato alle sue ragioni naturali e riacquista la sua umana concretezza. Questa ritraduzione della passione amorosa in termini più seguaci della traccia individuale e però più docili alla rappresentazione artistica, è una riconquista del Boccaccio: e la Fiammetta è l'opera che ne segna la crisi e la risoluzione. Questo romanzo riassorbe in un certo senso il contenuto umano dello « stilnovo » e lo riaffonda nel terreno della realtà sentimentale, da cui quello s'era poco alla volta distaccato. Il Boccaccio vi giunge un po' per una sua organica incomprensione dei valori intellettualistici che reggevano la posizione lirica, ma soprattutto per una positiva revisione della coscienza psicologica che sollecita l'ispirazione erotica.

Egli è forse il più grande riformatore d'idee letterarie senza tuttavia averne avuto precisa consapevolezza: e perciò senza sovrastrutture programmatiche. Come la vita, anche la sua arte è protetta da una umiltà di tono, che in definitiva è semplicità fantastica. Nessuno scrittore ha realizzato con tanta fortuna l'ampliamento del territorio letterario al pari del Boccaccio, pur mantenendosi o ritenendo di mantenersi entro i limiti della tradizione. La Fiammetta è una di queste opere feconde che hanno creato un « genere » e sollecitato un particolare gusto dello spirito europeo.

Qui, per la prima volta, la donna è l'unica protagonista; essa è assunta come l'eroina dell'amore. Nella sensibilità femminile la passione s'afferma esclusiva, e nella sua condizione coniugale questo sentimento si presenta più combattivo e rischioso. E i limiti sempre risorgenti e mai obliati della fedeltà, dell'onore, del pudore creano un'alternativa travagliata soltanto in lei e nella sua particolare esperienza. Le convenienze morali e sociali valgono più per lei che per l'uomo. La sua vita è indifesa, è più solitaria: essa sacrifica all'amore, oltre ai pensieri e ai palpiti, l'onestà del suo nome, la pace domestica, la salvezza dell'anima. È soprattutto lei che la passione pone contro tutti e al di fuori della legge etica; nella sua volontà, più che in quella dell'uomo, si riconosce il peccato. E il Medioevo era concorde per lunga tradizione nell'identificare la donna e la sua lussuria con le immagini dell'inferno. Erano gli stessi uomini che si erano eretti a supremi giudici della donna e la condannavano senza appello come il più fascinoso tramite a peccare. Per l'uomo medievale la presenza muliebre nella sua vita e nel suo mondo è come un fenomeno della natura che viene a deviare il diritto cammino dello spirito.

In queste condizioni, la figura della donna e la sua partecipazione alla vita passionale serbano un carattere di passività. Nella stessa poesia trovatorica e stilnovistica, il vero protagonista rimane sempre l'uomo con la sua capacità a idealizzare e sognare, ad esaltarsi e soffrire. Per la ispirazione dei lirici la donna s'identificava col simbolo poetico: essa è una nostalgia di bellezza e di

bontà. Ora il Boccaccio per il primo le rende la sua autonomia spirituale; e in Frammetta è celebrata la donna-amante con la sua intera responsabilità. È la prima volta che una personalità femminile si pone al centro del mondo sentimentale, come esperienza sufficiente e indipendente. Nel romanzo del Boccaccio, la donna non si limita al essere ombra e riflesso della passione dell'uomo, ma diventa la vera attrice, che affronta e soffre la vicenda amorosa dentro di sé, come schietta creazione del proprio cuore. Per giungere a questa intuizione, che prima d'essere artistica è profondamente umana, ci voleva ardimento morale, oltre che fantastico.

Un lettore moderno in cui prevalga l'esperienza romantica, non può rendersi pieno conto dell'originalità e audacia che comporta la posizione etica della Fiammetta. Ma basta pensare all'innovazione che il Boccaccio portava rispetto alla letteratura tradizionale e alla morale corrente, per intendere l'immancabile fertilità a cui era destinata questa formula umano-lirica. Con essa il geniale scrittore apriva insospettati paesaggi alla contemplazione letteraria.

2001 © Luigi De Bellis - letteratura@tin.it