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LA CRISI DELLA FIAT E' LA CRISI GENERALE DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO
Migliaia di esuberi solo nella Fiat moltiplicati per quattro tenendo conto dell'indotto queste sono le conseguenze delle politiche del capitalismo e della Fiat. In questi anni la Fiat a registrato un calo crescente delle vendite di vetture, a confronto delle altre case automobilistiche europee, nel mercato europeo ed italiano. Questo perché la Fiat ha caratterizzato la sua politica industriale solo sull'abbattimento dei costi, (meno salario ai lavoratori e scarsa qualità), mentre sia le case Tedesche che Francesi, hanno investito in nuove tecnologie, in qualità, e facendo crescere il mercato interno, adottando politiche sociali, come la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, e aumenti di salario consistenti. Un operaio che lavora alla Russelsheim, fabbrica metalmeccanica tedesca che produce cambi, lavora 35 ore a settimana, su due turni con 6 settimane di ferie all'anno e con un salario di 35.790 Euro, poco più di 69.000.000 delle vecchie £, all'anno. Oggi, stando a quello che viene detto, dai massimi dirigenti ai capetti, e secondo alcune interviste rilasciate negli ultimi giorni da presunti sindacalisti, la crisi non toccherebbe Pomigliano. Niente di più falso, è pur vero che stando al piano della Fiat, la maggioranza degli esuberi toccherebbe al nord, ma non dimentichiamo che Pomigliano, negli ultimi anni, centinaia di lavoratori precari, sono stati espulsi dal sistema produttivo ed altre centinaia sono andati via per anzianità. Insomma il piano del capitalismo Italiano e della Fiat e quello di rendere il mezzogiorno d'Italia un bacino dove poter attingere manodopera senza diritti e senza salario. Infatti mentre al Nord si perdono migliaia di posti di lavoro, al sud non solo si perdono posti di lavoro, ma in cambio di quel poco che ci resta, (perché non ci dicono niente per quanto riguarda il futuro produttivo della nostra fabbrica), vogliono che lavoriamo senza diritti, (questo spiega l'attacco all'art. 18, solo al sud), e senza salario ritornando alle gabbie salariali. Per poter affrontare questo duro colpo che ci viene dal capitalismo, occorre che il sindacato e la forza operaia faccia sentire la sua voce e la sua forza, senza innescare settarismi e divisioni. Oggi sul piatto della bilancia c'è il nostro futuro e i nostri diritti conquistati con anni di lotte e sacrifici dal movimento operaio. Per questo motivo Rifondazione Comunista insieme a partiti della sinistra, a movimenti ambientalisti, associazioni presenti sul territorio, al sindacalismo di base, e sostenuto dalla Fiom, hanno lanciato la proposta di un referendum sociale che vanno dall'estensione della legge 300, art.18 e art.35 a tutti i lavoratori, a quelli ambientali, fino a quello per la scuola pubblica come unica garanzia del diritto allo studio per tutte e tutti. Nei prossimi giorni spiegheremo nei dettagli questa iniziativa e inizieremo la raccolta di firme per i referendum.
PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
Circolo 91 Fiat Auto Email: prcfiat@libero.it Pomigliano d'Arco23/05/02
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