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RECENSIONI

L'immagine visibile ricompare, sulle tele di Sergio Landi, di lą dal vortice delle pennellate, che si estendono rapidamente, ondeggianti qua e lą sull'intera superficie, creando al contempo un piano di volute, arabeschi e danze ritmiche, mentre un diffuso alone luminoso si sprigiona da esse senza romperne la continuitą né la sorprendente leggerezza.

E' una pittura, questa, che cresce e acquista valore, pił che per l'invenzione e la scelta di un certo contenuto, per la raffinatezza e la qualitą dinamica dell'esecuzione, per l'impasto caldo e lucido dei bianchi, viola, gialli, aranci. Vi compaiono infatti canestri di paglia, vecchie mezzine di rame, limoni, mele, uva, volti di colwns sorridenti e impiastricciati, ma quel che conta non sono le caratteristiche intrinseche di questi elementi del crato, bensiģ l'atteggiamento di libera reinterpretazione e di astrazione ideale con cui sono inseriti nel quadro.

Questo significa che l'iter conoscitivo del Landi nei confronti della realtą da rappresentare si evolve e si apre a intensi sviluppi futuri basandosi fondamentalmente su un processo di interpretazione; l'artista non "guarda" soltanto la reltą, scorrendo in superficie sulle sue forme e le sue sembianze, ma dopo averla osservata con meditazione, la "interpreta" acquistando una tale dimestichezza con le sue leggi e i suoi organismi da non dover proseguire pił oltre in questo processo di conoscenza durante la realizzazione pittorica, ove infatti si abbandona a una personale espressione di liriche dissolvenze.

                                                                         Daria Castelli