Sito Personale di Piero Strobino - Cardé provincia di Cuneo

Piero  Strobino

Parco  fluviale  del  Po

 

 

 

 Il “SISTEMA DELLE AREE PROTETTE DELLA FASCIA FLUVIALE DEL PO”, comunemente conosciuto come “PARCO DEL PO”, è stato istituito dalla Regione Piemonte il 17 aprile del 1990 con l’approvazione della Legge Regionale N. 28. É suddiviso in 3 tronconi: il tratto cuneese, il tratto  torinese e il tratto alessandrino. Il territorio del tratto cuneese inizia dalla catena del Monviso, al confine con la Francia, termina a Casalgrasso e comprende anche due paesi rivieraschi della Provincia di Torino, Villafranca Piemonte e Pancalieri, in quanto, a partire dalla confluenza col Cantogno, un piccolo corso d’acqua che si immette nel Po 3 km circa a valle del paese di Cardé, la riva sinistra del grande fiume è quasi esclusivamente in territorio torinese.

Riepilogando, i paesi del tratto cuneese, in ordine cronologico e partendo da monte, sono: Crissolo, Ostana, Oncino, Paesana, Sanfront, Rifreddo, Gambasca, Martiniana Po, Revello, Saluzzo, Barge, Cardé, Villafranca Piemonte, Moretta, Faule, Pancalieri, Polonghera e Casalgrasso. Di recente al Parco del Po – tratto cuneese, è stato accorpato il Parco della Rocca di Cavour, la famosa cittadina della pianura pinerolese in Provincia di Torino.

 

  Le finalità di questo Ente di diritto pubblico sono contenute nell’articolo 1.4. Finalità ed Obiettivi – delle NORME DI ATTUAZIONE DEL PIANO D’AREA:

1. Le finalità generali che il Piano persegue sono la tutela e la valorizzazione ambientale, ecologica e paesaggistica, la qualificazione in tal senso dell’attività agricola, la promozione e il miglioramento dell’utilizzazione culturale, ricreativa e sportiva del fiume, delle sue sponde e dei territori limitrofi di particolare interesse a questi fini; nonché, in relazione a tali scopi, la razionalizzazione dello sfruttamento economico delle risorse e il miglioramento della qualità delle acque e della sicurezza idrogeologica nei territori interessati.

2. Per tali fini, il Piano articola i propri obiettivi in funzione di:

 a) la tutela e la riqualificazione paesaggistica ed ambientale, con la ricostruzione e la rinaturalizzazione degli ambienti degradati, il recupero e la salvaguardia delle risorse idriche;

 b) la riorganizzazione urbanistica e territoriale, col miglioramento selettivo dell’accessibilità e delle reti di fruizione, la disciplina degli usi del suolo nelle fasce spondali, il recupero e la valorizzazione degli impianti, delle attrezzature e dei servizi per la fruizione delle risorse fluviali;

c) il coordinamento e l’orientamento per le finalità su indicate, delle politiche settoriali coinvolte, in particolare per l’uso e la qualità delle acque, per le attività agricole, per le attività estrattive, per il riassetto idrogeologico, per la navigabilità, per il turismo e il tempo libero.

 

  Purtroppo mi sento di poter dire che nessuna delle finalità sono state raggiunte, mentre, per quanto riguarda gli obiettivi, gli unici raggiunti, sono stati quelli relativi all’uso ed alla qualità dell’acqua, alle attività agricole, alle attività estrattive, all’assetto idrogeologico, alla navigabilità ed al turismo e tempo libero, ma in senso peggiorativo. Infatti l’acqua è sempre più scadente sia come quantità che come qualità, le attività agricole sono continuate esattamente come prima con il conseguente massiccio uso di pesticidi, diserbanti, ecc, e con la progressiva invasione delle aree umide previa deforestazione selvaggia e successiva coltivazione a seminativo o a pioppeto, l’attività estrattiva è continuata all’interno degli alvei grazie a mille escamotage usati per aggirare la Legge 431 (Galasso), con conseguente aumento del dissesto idrogeologico accentuato anche dall’immissione in alveo di agenti estranei quali  “prismate” di cemento o massi di risulta delle cave di montagna, mentre quel poco di turismo e di tempo libero legato al fiume,  è stato tenuto in vita esclusivamente per merito di alcune amministrazioni comunali (eccelle Villafranca Piemonte, storicamente molto legata al Po) e di associazioni locali cosiddette ambientaliste come gli Amici del Po di Cardé e, soprattutto, gli Amici del Po di Villafranca, non certo per merito del Parco del Po; lo stesso discorso potrebbe valere per la didattica.

 

  Personalmente sono stato membro della Giunta Esecutiva del Parco del Po – tratto cuneese dalla primavera del 1993, quando l’Ente, dopo un sofferto cammino burocratico, avviò finalmente la propria attività amministrativa, a maggio del 1995, quando, con le elezioni amministrative, fu eletta un’altra amministrazione. In quel breve periodo, Presidente Sergio Beccio, furono avviati un buon numero di progetti e di studi mirati alle finalità ed agli obiettivi di cui sopra; però, proprio per l’esiguità del tempo a disposizione, pochissimi andarono a compimento (ad esempio il cosiddetto “Bosco di Villafranca”).

Chi fosse interessato all’attività svolte dall’Ente in quel periodo, può consultare la seguente Bibliografia, reperibile presso gli uffici dell’Ente o presso il Settore Parchi della Regione Piemonte:

1) Proposte programmatiche per l’anno 1993 e orientamenti generali delle attività dell’Ente.

2) Relazione consuntiva dell’attività svolta dall’Ente di gestione del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po – tratto cuneese – 1993.

3) Proposte programmatiche per l’anno 1994 ed orientamenti generali dell’attività dell’Ente di gestione.

4) Relazione consuntiva dell’Attività dell’Ente di gestione del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po – tratto cuneese – 1994.

5) Proposte programmatiche ed orientamenti generali delle attività dell’Ente di gestione del Sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po – tratto cuneese – 1995.

6) Bilanci di previsione 1993-1994-1995 e consuntivi 1993-1994.

7) Le vie del Po; la via del Sale, la via delle Abbazie, la via delle erbe 1994.

8) Oasis (maggio 1995).

9) Progetti Co.Spe.D.

10) Sintesi propositiva del progetto di recupero della Abbazia di Staffarda – 1994 (in collaborazione con l’Ordine Mauriziano).

11) Programma Interreg II – Progetti di fruizione culturale, storica, turistica e progetti di recupero architettonico, agricolo e naturalistico delle abbazie italo-francesi – 1995.

12) depliants dell’Ente Parco (tre tratti: montano, media valle, pianura).

 

  Tra il 1995 ed il 2000 fui chiamato a presiedere la Commissione ambiente, cultura e didattica; posso solo dire che fu un’esperienza traumatica.

Attualmente faccio nuovamente parte del consiglio di amministrazione, essendovi stato nominato dalla Provincia di Cuneo su segnalazione delle associazioni ambientaliste; però, per sintetizzare il quadro della situazione, devo confessare che la voce in capitolo per quei consiglieri che non fanno parte della Giunta Esecutiva è praticamente nulla. In sostanza: come ho avuto modo di dire poco tempo fa, in tutta franchezza e a quattr’occhi, ad un membro della Giunta Esecutiva che, almeno a parole, si è dichiarato d’accordo, se il Parco del Po – tratto cuneese venisse smantellato non sarebbe certo una perdita; anzi, si eviterebbero anche le spese per il personale e per gli amministratori... Poi, chissà, magari da domani le cose potrebbero cambiare...

 

Piero Strobino  -  Cardé,  9 marzo 2002

 

 

 

 

 

 


 

 

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