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Il
“SISTEMA DELLE AREE PROTETTE DELLA FASCIA FLUVIALE DEL PO”,
comunemente conosciuto come “PARCO DEL PO”, è stato istituito dalla
Regione Piemonte il 17 aprile del 1990 con l’approvazione della
Legge Regionale N. 28. É suddiviso in 3 tronconi: il tratto cuneese,
il tratto torinese e il tratto alessandrino. Il territorio del
tratto cuneese inizia dalla catena del Monviso, al confine con la
Francia, termina a Casalgrasso e comprende anche due paesi
rivieraschi della Provincia di Torino, Villafranca Piemonte e
Pancalieri, in quanto, a partire dalla confluenza col Cantogno, un
piccolo corso d’acqua che si immette nel Po 3 km circa a valle del
paese di Cardé, la riva sinistra del grande fiume è quasi
esclusivamente in territorio torinese.
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Riepilogando, i paesi del tratto cuneese, in ordine cronologico e
partendo da monte, sono: Crissolo, Ostana, Oncino, Paesana, Sanfront,
Rifreddo, Gambasca, Martiniana Po, Revello, Saluzzo, Barge, Cardé,
Villafranca Piemonte, Moretta, Faule, Pancalieri, Polonghera e
Casalgrasso. Di recente al Parco del Po – tratto cuneese, è stato
accorpato il Parco della Rocca di Cavour, la famosa cittadina della
pianura pinerolese in Provincia di Torino. |
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Le finalità di questo Ente di diritto pubblico sono
contenute nell’articolo
1.4.
– Finalità ed Obiettivi
– delle NORME DI ATTUAZIONE DEL
PIANO D’AREA:
1.
Le finalità generali che il Piano persegue sono la tutela e la
valorizzazione ambientale, ecologica e paesaggistica, la
qualificazione in tal senso dell’attività agricola, la promozione e
il miglioramento dell’utilizzazione culturale, ricreativa e sportiva
del fiume, delle sue sponde e dei territori limitrofi di particolare
interesse a questi fini; nonché, in relazione a tali scopi, la
razionalizzazione dello sfruttamento economico delle risorse e il
miglioramento della qualità delle acque e della sicurezza
idrogeologica nei territori interessati.
2.
Per tali fini, il
Piano articola i propri obiettivi in funzione di:
a)
la tutela e la riqualificazione paesaggistica ed ambientale, con la
ricostruzione e la rinaturalizzazione degli
ambienti degradati, il recupero e la salvaguardia delle risorse
idriche;
b) la riorganizzazione urbanistica e territoriale, col
miglioramento selettivo dell’accessibilità e delle reti di
fruizione, la disciplina degli usi del suolo nelle fasce spondali,
il recupero e la valorizzazione degli impianti, delle attrezzature e
dei servizi per la fruizione delle risorse fluviali;
c)
il coordinamento e l’orientamento per le finalità su indicate, delle
politiche settoriali coinvolte, in particolare per l’uso e la
qualità delle acque, per le attività agricole, per le attività
estrattive, per il riassetto idrogeologico, per la navigabilità, per
il turismo e il tempo libero.
Purtroppo mi sento di poter dire che nessuna
delle finalità sono state raggiunte, mentre, per quanto riguarda gli
obiettivi, gli unici raggiunti, sono stati quelli relativi all’uso
ed alla qualità dell’acqua, alle attività agricole, alle attività
estrattive, all’assetto idrogeologico, alla navigabilità ed al
turismo e tempo libero, ma in senso peggiorativo. Infatti l’acqua è
sempre più scadente sia come quantità che come qualità, le attività
agricole sono continuate esattamente come prima con il conseguente
massiccio uso di pesticidi, diserbanti, ecc, e con la progressiva
invasione delle aree umide previa deforestazione selvaggia e
successiva coltivazione a seminativo o a pioppeto, l’attività
estrattiva è continuata all’interno degli alvei grazie a mille
escamotage usati per aggirare la Legge 431 (Galasso), con
conseguente aumento del dissesto idrogeologico accentuato anche
dall’immissione in alveo di agenti estranei quali “prismate” di
cemento o massi di risulta delle cave di montagna, mentre quel poco
di turismo e di tempo libero legato al fiume, è stato tenuto in
vita esclusivamente per merito di alcune amministrazioni comunali
(eccelle Villafranca Piemonte, storicamente molto legata al Po) e di
associazioni locali cosiddette ambientaliste come gli Amici del Po
di Cardé e, soprattutto, gli Amici del Po di Villafranca, non certo
per merito del Parco del Po; lo stesso discorso potrebbe valere per
la didattica.
Personalmente sono stato membro della Giunta
Esecutiva del Parco del Po – tratto cuneese dalla primavera del
1993, quando l’Ente, dopo un sofferto cammino burocratico, avviò
finalmente la propria attività amministrativa, a maggio del 1995,
quando, con le elezioni amministrative, fu eletta un’altra
amministrazione. In quel breve periodo, Presidente Sergio Beccio,
furono avviati un buon numero di progetti e di studi mirati alle
finalità ed agli obiettivi di cui sopra; però, proprio per
l’esiguità del tempo a disposizione, pochissimi andarono a
compimento (ad esempio il cosiddetto “Bosco di Villafranca”).
Chi fosse interessato all’attività svolte
dall’Ente in quel periodo, può consultare la seguente Bibliografia,
reperibile presso gli uffici dell’Ente o presso il Settore Parchi
della Regione Piemonte:
1) Proposte programmatiche per l’anno 1993 e
orientamenti generali delle attività dell’Ente.
2) Relazione consuntiva dell’attività svolta
dall’Ente di gestione del Sistema delle aree protette della fascia
fluviale del Po – tratto cuneese – 1993.
3) Proposte programmatiche per l’anno 1994 ed
orientamenti generali dell’attività dell’Ente di gestione.
4) Relazione consuntiva dell’Attività
dell’Ente di gestione del Sistema delle aree protette della fascia
fluviale del Po – tratto cuneese – 1994.
5) Proposte programmatiche ed orientamenti
generali delle attività dell’Ente di gestione del Sistema delle aree
protette della fascia fluviale del Po – tratto cuneese – 1995.
6) Bilanci di previsione 1993-1994-1995 e
consuntivi 1993-1994.
7) Le vie del Po; la via del Sale, la via
delle Abbazie, la via delle erbe 1994.
8) Oasis (maggio 1995).
9) Progetti Co.Spe.D.
10) Sintesi propositiva del progetto di
recupero della Abbazia di Staffarda – 1994 (in collaborazione con
l’Ordine Mauriziano).
11) Programma Interreg II – Progetti di
fruizione culturale, storica, turistica e progetti di recupero
architettonico, agricolo e naturalistico delle abbazie
italo-francesi – 1995.
12) depliants dell’Ente Parco (tre tratti:
montano, media valle, pianura).
Tra il 1995 ed il 2000 fui chiamato a
presiedere la Commissione ambiente, cultura e didattica; posso solo
dire che fu un’esperienza traumatica.
Attualmente faccio nuovamente parte del
consiglio di amministrazione, essendovi stato nominato dalla
Provincia di Cuneo su segnalazione delle associazioni ambientaliste;
però, per sintetizzare il quadro della situazione, devo confessare
che la voce in capitolo per quei consiglieri che non fanno parte
della Giunta Esecutiva è praticamente nulla. In sostanza: come ho avuto modo di dire poco
tempo fa, in tutta franchezza e a quattr’occhi, ad un membro della
Giunta Esecutiva che, almeno a parole, si è dichiarato d’accordo, se
il Parco del Po – tratto cuneese venisse smantellato non sarebbe
certo una perdita; anzi, si eviterebbero anche le spese per il
personale e per gli amministratori... Poi, chissà, magari da domani
le cose potrebbero cambiare...
Piero
Strobino - Cardé, 9 marzo 2002 |