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I miei racconti
Tutto nasce qui...
"Sono partito alle 9.05 (circa) dall'aeroporto alla volta di Monaco,
in Germania. Volo ok, anche se ho scoperto che non farò mai il pilota
di aereo visto che i piccoli vuoti d'aria mi danno fastidio. Non ho molto
da raccontare sul panorama poiché il mio posto era in corridoio.
Tuttavia un volo tranquillo, nonostante che le rassicurazioni delle hostess
essendo fatte in tedesco non siano state tanto rassicuranti :-)
Arrivo in orario a Monaco: piove. Un'ora di attesa e poi ci
si imbarca per l'ultima tratta: Monaco-Madrid. Anche qui nulla di nuovo:
hostess tedesche... PERÓ stavolta ho il posto vicino al finestrino!!!
La cosa più interessante proprio all'inizio del volo era vedere
al momento del decollo come l'acqua a terra (piove ancora...) venisse polverizzata
dal getto dei motori dell'aereo: fantastico!!! Almeno, per me...
Dopo aver attraversato la coltre delle nubi e dopo aver pranzato
(avevo già fatto colazione sul primo volo, ma meglio approfittare...)
credo di essere entrato in territorio spagnolo. Non che mi sia reso esattamente
quando, ma ad un certo punto ho visto un territorio sotto non più
verdeggiante come quello boschivo tedesco, ma piuttosto arso, con colori
che vanno dal rosso al marrone in tutte le gradazioni intermedie, un paesaggio
arso con colture che a me sono sembrate di cereali e poi tanti terreni
con alberi che avrei giudicato olivi: così mediterraneo non poteva
che essere la Spagna.
Meravigliosa la vista: veramente un tripudio di colori su
una distesa nodosa e poi alcuni laghi artificiali con l'acqua di color
verde-giada. Veramente bello. Si atterra: 15.05. Aeroporto grande, ma non
credo quanto quello di Monaco.
Poi, boh! Chi se ne frega!!! Sceso, chiedo informazioni
ad una tipa delle informazioni che mi indirizza verso quattro "albergue"
e mi insegna a comprare i biglietti da 10 corse (760pts) invece che i biglietti
singoli (145pts). Riesco pure, dopo immani peripezie e tanto cammino (perché
piccolo o grande che sia, un aeroporto è pur sempre un aeroporto...)
a trovare un distributore di carte telefoniche e dopo cominciano i problemi
per trovare un telefono. Ma come, in un aeroporto? Sì, di telefono
ce ne sono a bizzeffe, solo che pare che non tutti accettino (chissà
perché?) di fare chiamate internazionali: arrivati allo 00390..
si bloccano e ti dicono di ritirare la carta. Boh! Nessuna targhetta con
indicazioni particolari: tutti i telefoni identici, con tanto di elenco
dei prefissi esteri! Mistero dei telefoni. Trovatone uno che poi si rivelerà
funzionante riesco a tranquillizzare casa.
A questo punto non resta che andare in città e trovare
un tetto. Deficiente come non so cosa, invece che telefonare ai vari albergue
decido di andare di persona. Bbestia! Direbbe qualcuno, e la punizione
per questa mia leggerezza non tarda ad arrivare, ma tarda a finire: mi
ritrovo con i miei 23kg di valigia al seguito in giro per la metro di Madrid,
il che non è simpatico perché va bene fintanto che resti
dentro la metro, ma quando c'é da cambiare linea o uscire all'aperto,
allora significano "scale" che non sempre sono mobili: ho detto tutto.
Quindi, se vi trovaste con una valigia al seguito non proprio agevole,
telefonate PRIMA di andare a spasso per la metro, anche perché i
tratti da percorrere sono lunghi e a volte i cambi sono tanti...
Nonostante tutto, sono fortunato e riesco a trovare sistemazione
in un albergue a San Fermin, che si trova (bontà sua) nella periferia
sud di Madrid. Meglio: loro lo considerano come centro, ma sta di fatto
che per arrivarci devo prendere (visto che ero in centro) la metro, uscire
a Legazpi (se qualcuno vede la metro di madrid capirà) e da lì
prendere il bus 123 che mi porta relativamente vicino: 300m a piedi
e sono "a casa"...
Sistemazione ok: 1200pts a notte comprensiva di colazione non
è affatto male, anzi. Starò lì fino a mercoledì
e farei bene ad andare a cercare qualcosa per il resto dei miei giorni...
Avendo fatto tardi non ho potuto (come volevo) contattare il
mio corrispondente Erasmus qui, e così in pratica mi sono mangiato
tre giorni inutilmente: sarei venuto domenica, ma fa niente...
Oggi finalmente prendo contatto con qualcuno che mi dà
delle indicazioni su cosa fare. Mi fanno accedere al centro di calcolo
ed eccomi qua. Per ora qui funziona un po' tutto ad orario ridotto, visto
che ci sono esami. Comunque va bene: la mattina dalle 9-13 e poi dalle
16-20 dovrei poter avere accesso ai pc. Ovviamente prima devo provvedere
a trovarmi un tetto: anche per questo, parlatone con la tipa dell'Erasmus,
questa ha subito mandato una risposta mail a dei francesi che stanno cercando
un elemento da inserire: speriamo bene, anzi benissimo...
Cosa ho fatto in questi tre giorni. Niente. Sono stato in giro
per il centro, su e giù dalla metro, a vedere un po' di cose. Inizialmente
volevo cercare casa, ma poi mi sono subito reso conto che se non parli
spagnolo, come vuoi contrattare al telefono? Già è stato
difficile farsi capire dagli ostelli!!! A tal proposito, la ragazza alla
reception del San Fermin (dove sto) quando vado a chiedere la chiave mi
comincia sempre a parlare in spagnolo, per i lineamenti del viso, dice.
Appena mi vede perplesso si ferma e ricomincia in inglese, che per me è
meglio. L'altra volta (ieri...) le chiesi se il Carrefour ("Continente",
"Auchan") fosse aperto di domenica: dopo aver chiesto in spagnolo alla
sua collega mi comincia a parlare in francese: io più perplesso
che mai le faccio "non in francese, per favore!!!". Cose strane.
La gente sembra simpatica e disponibile, anche perché
non è che gli chiedo soldi. Cerchiamo di capirci inscenando degli
strani teatrini con gesti e parole fra l'italiano lo spagnolo l'inglese
e il francese. Però ci capiamo.
Boh. Madrid è bella. È soprattutto grande. Troppo
fuori dalla portata delle gambe di un buon camminatore. E poi bisogna girare
senza altri pensieri per la testa. Ci sono riuscito un poco ieri, ed ho
visto cose belle. Poi si è fatto tardi e sono tornato a casa.
Bah. Questo è quello che qui, di getto, mi viene da raccontare.
Non sono il max in fatto di narrativa, pertanto spero di non aver annoiato
nessuno.
Con questo chiudo, per ora. E a presto!!!"
Venerdì sera
"Appuntamento alle 22.30 all'uscita
della metro Tribunal. Fa un po' di fresco, ma si sta ancora bene. Se tutto
va bene sono in orario. Vado a prendere la metro: da casa mia dovrò
cambiare due volte, ma va bene.
Non ricordo, c'avró messo un 40 minuti per arrivare. La stazione é una delle più
vecchie e peggio tenute della linea, almeno fra quelle che ho visto. La
scala mobile é lentissima, ma non ho fretta e mi lascio trascinare
su. Alla fine di un corridoio le scale, non più mobili, per la superficie,
e si sente già la gente fuori.
Mi affaccio all'uscita ed é uno spettacolo che mi mette un po' in soggezione: una folla
immensa di gente, tutti attorno alle ringhiere dell'ingresso a guardare
giù tutti quelli che salgono. É evidente che é abituale
darsi appuntamento lì. Come su un palcoscenico, con tutti gli occhi
addosso, mi avvio alla superficie. Mi guardo in giro: gente, gente ed ancora
gente. Incredibile a pensarsi, ma la piazza che non é neppure tanto
grande o particolarmente accogliente, é gremita. Mancano solo i
ragazzi: sono arrivato tutto sommato in lieve anticipo. Eppoi non siamo
mica ad un appuntamento di lavoro, no? Passa poco, comunque, che già
ne vedo uno, e subito arrivano pure gli altri, con altri amici degli amici
degli amici degli... Si va. ¿Destino? Plaza dos de Mayo. Prima raccogliamo
un po' di soldi e si compra vino, birra e cocacola, con tanto di bicchieri
e ghiaccio. Via. Plaza dos de Mayo: ci saranno non meno di un centinaio
di ragazzi, seduti a terra, in circoli, a bere, scherzare. C'é chi
suona i bongos e due ragazze si improvvisano ballerine. Più in là,
in uno spazio più ampio, abbiamo pure dei "giocolieri" che si stanno
esibendo. Mi dicono che ci sono pure quelli che lo fanno con gli attrezzi
infuocati: pazzesco. É tutto un gran casino, un gran rumore di gente,
tutto però più o meno tranquillo. Mai visto nulla di simile,
ma d'altronde, ci sono tante cose che non ho visto.
Ci fermiamo un po', a bere pure noi, cercando di fare alcuni di quei
giochi di gruppo che tutti conosciamo. Quelli per farti bere, ma il calimocho,
sapientemente preparato, non é pericoloso. Finite le bebidas si va. A casa? ¡Claro que no! Si va
in giro, verso Sol. Attraversata Gran Via il gruppo si é diviso.
Ci fermiamo a giocare a pallone con degli sconosciuti in attesa di contattare
quelli che mancano. Si va. Giunti a Sol si decide di andare in un locale,
nel senso, in particolare locale. Dopo un buffo entra ed esci, ci fermiamo
in cinque, tre italiani, un tedesco ed una olandese. Nessuna lingua comune,
dal momento che lo spagnolo é ancora troppo "giovane" per tutti
noi, per cui finiamo per parlare quella lingua universale che é
l'erasmese... Usciti per la strada il freschetto si fa sentire, ma d'altronde
sono già le cinque del mattino. La metro é chiusa, bisognerebbe
prendere l'autobus a Cibeles, ma tanto vale aspettare la riapertura. Qualcuno
compra un panino presso le bancarelle di cartone di questi orientali stacanovisti
che ti vendono tutto a qualunque ora... Decidiamo di fare colazione a churros
e cioccolata, e finiamo in quella che poi ho scoperto essere la cioccolateria
più antica di Madrid. Incredibile ma vero, alle 6.00 del mattino
abbiamo fatto la fila ed aspettato un quarto d'ora prima di sederci. E
ci é andata bene.
Finalmente, churros e cioccolata, e si va. La metro é aperta ormai da circa un'ora, non c'é
quasi nessuno per le strade. Tutti a prendere la metro. Ci salutiamo: appuntamento
a lunedì. Quaranta minuti di metro con un solo cambio mi portano
alla fermata di casa. Altri 200 metri a piedi, 6 piano in ascensore, e
sono a casa. Sprofondo nel letto: buonanotte, anzi, buongiorno..."
Al prado
"Sono le 15.30. Siamo di fronte ad una lunga coda
per entrare al Museo del Prado. Essendo sabato pomeriggio l'entrata é
gratuita e tutto si spiega. Mezz'ora dopo (quarto più, quarto meno)
ci ritroviamo all'ingresso, a depositare borse, zaini e quant'altro. Passati
al metal detector, si va. Come prima cosa andiamo alla ricerca di un depliant
guida. Niente da fare: solo in giapponese...
Cominciamo dal tesoro del Principe, nel piano
sotto: un qualcosa di delizioso, in una sala-cassaforte con il portone
pesantissimo (aperto, per fortuna...) e dentro coppe, bicchieri, bottiglie,
piatti ricchissimi: si vede la ricchezza dei tempi andati.
Si va al piano terra, molto bello e grande. Cominciamo
dalle sculture, originali e copie in gesso, che vengono dritte dritte dal
mondo classico, Grecia e "casa", essendo le altre Romane. Magnifiche. Da
vedere davvero.
Finalmente andiamo ai dipinti, e cominciamo dalla
belle donne. Sì, tutta la stirpe delle regine (o no) baffute dei
casati d'Austria e non mi ricordo che altro. I dipinti, eccezionali. I
soggetti, un po' meno. Onore all'arte comunque...
Poi c'é la schiera dei santi, la sfilza
degli apostoli, qualche crocifisso qua e là. Ovviamente non mancano
i monarchi, e ce n'é uno, un giovane, ripreso (?), dico bene, raffigurato
ad ogni stadio della crescita. In verità sono tanti i soggetti nei
quadri che sembrano assomigliargli. Magari hanno venduto lo stesso soggetto
a diversi principi...
Non si finisce mai: Raffaello, Tiepolo, Michelangelo
e tanti tanti altri. Tutti quadri più o meno classicheggianti, opere
che tutti abbiamo visto nei manuali di storia dell'arte e che dal vivo
sono davvero uno spettacolo sorprendente. La stessa differenza che corre
fra un film visto al cinema ed alla tv.
Spettacolari sono pure gli altri visitatori.
Chi prende appunti, chi su carta e chi persino su un palmare ($$$!!!),
chi disegna quasi alla perfezione i quadri... Una visita guidata di inglesi
ci impedisce di vedere un'opera. Poco male: ritorniamo dopo. Di tanto in
tanto si sente pure parlare qualche connazionale. "¡Hola!¿Que
tál?" é l'ovvio saluto fra italiani in Spagna, nulla di più.
Inutile dirvi che due ore di cammino non possono
raccontarsi, anche perché ad un certo punto testa ed occhi saturano,
e non ci si ferma più davanti ai quadri. Per lo meno, non troppo.
Si guarda e si va avanti. Riusciamo a completare la visita al museo che
siamo sfiniti, nel corpo, per il lungo stare in piedi, nella mente, per
le tante cose viste. Però ne vale la pena."
Salamanca
Venerdí. 8.30 del mattino. Siamo giá sull'autobus che da Conde de Casal (Madrid)
ci condurrá in (ben) 3 ore a Salamanca. Si poteva scegliere anche il treno: costa
quasi il doppio e ci mette lo stesso tempo. Oppure l'autobus diretto: costa quasi
il doppio e risparmi 45 min (forse...). E dunque abbiamo deciso di comprare un A/R
in autobus, per poco piú di 16 euri. Il programma é semplice: andare oggi, alloggiare
una notte e tornare domani sera.
In viaggio attraversiamo la Castilla-Leon, regione di cui fa parte la nostra destinazione
cosí come Avila, Segovia, Leon, Valladolid. Il paesaggio é impressionante: la strada, immensi
rettilinei da deserto del Nevada, attorniati da distese immense di terreni coltivati,
una pianura leggermente ondulata dove lo sguardo e l'immaginazione si perdono. Siamo aiutati
da una giornata limpida, e lontano lontano si scorgono le cime innevate della Sierra...
Passiamo per diversi paesini di un centinaio di anime, centri rurali, dei quali me ne é
rimasto impresso uno, tutto fatto con mattoni rossi.
Salamanca. Giunti al terminal ci mettiamo innanzitutto alla ricerca di una guida turistica.
In breve raggiungiamo un istituto d'arte, entriamo, e ci indirizzano verso plaza Mayor.
Andiamo, e andando ci immergiamo nella magia delle strade dal sapore antico, fra palazzi e chiese
in mattoni giallo-oro, fino ad essere dominati dall'imponente iglesia de la Clerecia e la
Universidad Pontificia a destra, e sorpresi dalla facciata della Casa de las Conchas a sinistra:
uno spettacolo di ombre e chiaroscuri immenso.
Lo stile delle decorazioni degli edifici a Salamanca é denominato "plateresquo" (plata=argento),
perché richiama le decorazioni e la lavorazione del metallo prezioso. E non é uno scherzo!
Merlini e merletti in pietra, incredibili e finissimi ricami che sembrano ornamenti di un vestito...
Poi le conchiglie (conchas). Qui bisogna ricordare che Salamanca si trova sulla Via de la Plata,
che attraversa la Castilla-Leon da nord a sud passando per le provincie di Leon-Zamora-Salamanca,
e che si congiunge in Leon al Camino de Santiago, il piú antico cammino di pellegrinaggio che
partendo dalla Francia raggiunge Santiago de Compostela attraversando il nord della Spagna. E la conchiglia é il simbolo del
Pellegrino, e la si ritrova nelle decorazioni di chiese e palazzi.
Ma altro simbolo di Salamanca é il ponte romano, che figura pure nel suo stemma, a ricordo del
suo passato come cittá chiave durante il dominio Romano. Ottimamente conservato, é attraversabile
e consente il superamento del Rio Tormes che costeggia la cittá.
Altra cosa di cui ben presto ci siamo resi conto é che Salamanca é una cittá universitaria in sé:
non c'é via o piazza che non abbia sede di scuole, facoltá o biblioteche e collegi.
Peró tutto si integra anonimamente nel contesto, senza intaccare l'atmosfera, il colore della cittá.
E poi giardini, con siepi ed alberi, fino alla Almamedilla, con tanto di laghetto e anatre!!!
Passeggiare per la cittá sembra trasportarti indietro nel tempo.
Salamanca non é grande, almeno nel centro storico: in mezza giornata la si attraversa a piedi,
in lungo e largo. E questo la rende veramente "a misura d'uomo". Nulla é cosí grande ed esteso
da perdervisi: tutto sembra fatto per essere abbracciato dal limite umano. Eppure é modernissima,
curata fin nei piú piccoli dettagli: il tenore di vita sembra abbastanza alto.
Dopo un pranzo a panini, su un prato in riva al fiume, per la cena ci siamo messi alla ricerca
di un ristorante, senza grandi pretese. Siamo entrati convinti dal menu del giorno (e dal prezzo)
di un ristorante su una delle strade che escono da Plaza Mayor, accanto ad un Mc Donald's.
Nulla da dire: servizio eccellente, ambiente pulito ed areato, menú del giorno vario e cibo di
ottima qualitá e preparazione, incluso (con grande sorpresa) il quartino di vino compreso nel
rezzo di soli 9 euri.
Ma non vi ho ancora raccontato cosa abbiamo visto, anche perché abbiamo attraversato la
cittá un po' a zonzo, passando e ripassando piú volte per gli stessi posti (Plaza Mayor in testa...),
a coprendola tutta o quasi.
Il fatto é che veramente, in centro storico, ad ogni angolo si trova qualcosa da vedere, per cui
é solo questione di scegliere la direzione. Meritano sicuramente la Plaza Mayor, la Casa de las
onchas, la Iglesa de la Clerecia, la Universidad Pontificia, il Convento e la Iglesia de San Esteban,
a Torre del Clavero, la Universidad... E una visita la meritano pure la Cattedrale nuova, e quella
ntica, attaccata alla prima... Ma potrete anche godervi il tramonto sul fiume, e il volo delle
icogne che qui numerosissime hanno nidificato sulle vette della cittá, e all'imbrunire l'adunata
i migliaia di volatili che si raccoglie sulla cupola della cattedrale cambiandone il colore...
La vita notturna non deve essere male, ma certamente il fine settimana é piú tranquillo dei
mercoledí/giovedí, animati dalla massiccia presenza di studenti che rientrano a casa nel weekend.
Infine, non dimentichiamo l'ultimo simbolo di Salamanca: la rana. Perché? Perché nella decorazione
ella Universitá si cela una rana. Non é impossibile scovarla, e di fatto basta comprare delle
artoline per trovarla immortalata nella sua posizione. Ciononostante, si sta col naso all'insú,
cercarla. Anche questa é la magia di Salamanca...
Ritornando a noi, il sabato mattina ci vede uscire alle 10.30 dalla pensione in cui abbiamo
rovato alloggio in una doppia senza bagno (bagno comune) per 23 euri. Pensione pulita, niente di
che, ma valida se non si vuole spendere troppo. C'é pure un ostella della gioventú (scoperto dopo),
ma se non ci si accontenta si puó sempre optare per hotel fino a 4 stelle...
Colazione faidate (latte e plumcake) con una spesa di 5 euri in un supermercato, con i quali
abbiamo pure rimediato il pranzo (pane, prosciutto e succo di mele, acqua): gli studenti siamo
abbastanza "spartani"... E poi via, ancora in giro per le ultime cose non viste, e viste di fretta,
si comprano dei souvenir, pranzo e siesta in una piazzatta, ancora un po' in giro, sosta con
pennichella in un ultimo parco e poi sulla via per la stazione degli autobus. Una capatina alle
istallazioni moderne della facoltá di giurisprudenza (e penso altro): una sorta di campus americano
con gli edifici separati da prati, e infine partenza alle 18 con arrivo alle 20.45 a Madrid.
E che la rana di Salamanca ci porti fortuna...
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